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25.02.2020 - 20:380

Petkovic e la Nazionale: vincono fiducia, stima e continuità

Vladimir Petkovic e la squadra svizzera di calcio a braccetto, almeno fino al 2022, senza sorprese...

Vladimir Petkovic e Nazionale svizzera a braccetto, almeno fino al 2022, senza sorprese. L’armonia sulla quale si regge il binomio Asf-selezionatore (...) è il fattore determinante il rinnovo del contratto tra la federazione svizzera e il ct rossocrociato, la cui firma porta la scadenza oltre i Mondiali in Qatar, con alcuni mesi che ballano a dipendenza della qualificazione o meno alla Coppa del mondo del 2022.

Un rinnovo di contratto presuppone alcuni incastri: avantutto, è necessario che le parti siano convinte di prolungare un rapporto che si basa sui risultati – e ci mancherebbe – ma anche su stima reciproca e fiducia. Sulla volontà reciproca, nessun dubbio: le parti l’avevano già espressa in tempo non sospetti. Quanto a stima e fiducia, sono anch’esse ingredienti che giocano a favore di Petkovic, il cui rapporto con i vertici federali si è sicuramente rinsaldato, dopo alcune incomprensioni che avevano però chiamato in causa un po’ tutto l’ambiente rossocrociato, dirigenti in primis: si pensi agli aquilotti russi, e al ringiovanimento della rosa orchestrato attraverso l’allontanamento (discutibile nei modi) di alcuni senatori. Furono mesi un po’ turbolenti, in cui qualche speculazione circa il futuro del tecnico aveva pure visto la luce. È il gioco delle interpretazioni delle situazioni: dall’esterno hanno un impatto di cui non è detto che si abbia riscontro, all’interno.

Qualche dubbio sorse anche nel momento in cui i rossocrociati balbettarono un po’ nelle qualificazioni agli Europei entranti. L’operato di Petkovic venne messo in discussione per qualche esitazione di troppo lungo un percorso chiuso comunque al primo posto con un’accelerazione decisa (quattro vittorie filate) dopo la sconfitta in Danimarca dell’ottobre  2019 che pareva aver compromesso speranze e classifica. Elvetici non sempre convincenti, quindi, ma alla resa dei conti qualificati, di nuovo. E primi. Missione compiuta, anche stavolta. Segno che l’allenatore è padrone della situazione, ed è in sintonia con un gruppo che sa risollevare quando stenta.
La sua impronta, insomma, c’è, ed è marcata. Sul piano dei risultati, ricordiamocelo, non ha nulla da invidiare a chi lo ha preceduto, tanto da essere il selezionatore più vincente della storia del calcio svizzero. Un ottimo motivo per essere confermato al timone, posto che nemmeno lui è ancora riuscito a regalare alla Svizzera la ciliegina sulla torta, quel passo in avanti nei tornei principali per i quali si qualifica sempre, oltre la soglia del risultato atteso. Mai scontato, ma facilmente  pronosticabile.

Entrato in carica nel 2014, subito dopo i Mondiali in Brasile, Petkovic ha condotto la Nazionale elvetica agli Europei 2016, alla Coppa del mondo 2018 e agli Europei 2020. Ha ottenuto il primo posto di gruppo della Nations League e la partecipazione alle ‘Final four’. Un curriculum di spessore, che non è certo sfuggito al direttore delle Nazionali Pierluigi Tami. Tra gli incarichi del ticinese, anche quello di valutare bene la relazione tra il Ct, i dirigenti e i giocatori. Il rapporto stilato evidentemente racchiude tutta una serie di osservazioni positive che depongono a favore della prosecuzione di un rapporto mai  veramente messo in discussione, al netto dei citati passaggi a vuoto di una squadra con dei limiti. Proprio quelli ai quali Petkovic – scelto per dare continuità e stabilità al progetto rossocrociato – è chiamato a porre rimedio. Se ci riuscisse, oltre alla stima di cui gode già, guadagnerebbe ulteriore credito con cui rendere ancora più scontata la prossima firma. 

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