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14.09.2015 - 10:050
Aggiornamento : 15.12.2017 - 17:09

La scienza e il coraggio di osare

I discorsi di rito, l’altro giorno, per l’apertura del Lac, qualche bella parola ce l’hanno regalata. Parole con cui delineare il profilo di un Ticino aperto, curioso, coraggioso; che sa ancora sognare. E parole con cui evocare il crogiuolo di discipline che, dialogando fra loro, dovranno trovare residenza in questo sogno di marmo, il Lac, dandogli un senso e una sostanza e un’identità. Cose belle che fanno bene all’anima, che aiutano la parte migliore di noi a crescere; cose come musica, poesia, teatro, arti, danza… Bene, tutto vero, ma c’è una parola che non abbiamo mai sentito pronunciare: “scienza”. Noi siamo tutti ostaggio di un equivoco secolare, vale a dire la falla sempre più profonda che ha proditoriamente separato cultura umanistica e cultura scientifica. Ma, come indica la ripetizione, sempre di cultura si tratta. O meglio di “culture”, come noi, nel nostro piccolo, abbiamo voluto evocare con la testata della nostra redazione. Dialogando per millenni con la materia e con le stelle, con l’infinitamente piccolo e con l’infinitamente grande – in un confronto-scontro-esplorazione senza fine – l’uomo ha dato forme possibili alla realtà che lo ha partorito e ai mondi inesauribili di cui questa è una scheggia in perpetuo movimento. E anche attraverso questo dialogo costante ha definito se stesso, la propria natura, le proprie origini e la propria collocazione nell’esistente, forse il proprio destino. Così come noi, la nostra storia e la nostra identità, non possiamo immaginarci disgiunti dalla materia che ci accoglie né dagli “infiniti mondi” che ci superano, così non ha senso pensare (ancora) alla cultura umanistica e a quella scientifica come universi impermeabili. Molti fra noi, probabilmente, hanno fatto esperienza di una scuola e di professori incapaci di comunicare il mistero, la magia, la bellezza della scienza. Eppure non è mai troppo tardi per fare il primo passo, per concedersi la possibilità e lo spazio della scoperta. Perché, proprio come un buon libro, anche la scienza ci parla di noi, di ciò che siamo e di ciò che cerchiamo, conducendoci allo stesso tempo al di fuori di noi. In Ticino già ci sono alcune iniziative che provano con successo a ricucire questa ferita. Ad esempio il programma di Asconoscenza, le attività della Società astronomica o le proposte dell’Ideatorio dell’Università. Sarebbe bello se anche il Lac sapesse aprire le sue porte alla bellezza della matematica, della fisica, della chimica, dell’astronomia, delle scienze della terra. Se contribuisse ad abbattere una barriera, ad avviare un dialogo; trovando magari, con creatività e intraprendenza e coraggio, gli spunti per un benefico movimento interno fra i diversi piani del suo spazio espositivo, e oltre; una forma di vitalità.

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