Commento
20.06.2015 - 10:000

Il giornalismo delle soluzioni

Il giornalismo deve avere un impatto. È la sua missione, la sua natura, il suo scopo. Che poi il tutto si traduca spesso in un pugno allo stomaco dei lettori è altrettanto vero. Perché se c’è una certezza nel mondo dei media è che sangue, sesso e soldi interessano, eccome, il pubblico. Un paradigma su cui si riempiono pagine e scalette di tragedie, malcostumi e problemi.
Non che ciò sia necessariamente sbagliato, intendiamoci: mettere in evidenza le cose che non funzionano in un sistema, in una società, in un’amministrazione è pur sempre uno dei compiti più alti del giornalismo. Così come quello di informare sulle tragedie. Eppure, al di là di ogni ingenua semplificazione da ‘i mali del mondo sono tutta colpa dei media’ (quasi che riferirne li renda più veri di quello che sono già), è difficile non dare ragione a Christian De Boisredon quando nel suo commento che apre l’inserto de ‘laRegione’ di oggi dice che “leggere i giornali può diventare un’abitudine deprimente”. La soluzione proposta da questo vulcanico imprenditore sociale parigino si chiama ‘Impact Journalism Day’ ed è un vero e proprio guanto di sfida ai mezzi di comunicazione di massa convinti che ‘good news, no news’. Ovvero che le buone notizie non siano affatto notizie. Stando a De Boisredon e all’organizzazione che ha creato, Spark-News, i media possono adempiere al loro ruolo di finestra sul mondo anche puntando i riflettori sulle storie di quelle persone e organizzazioni che, quotidianamente, si adoperano per rendere il mondo un posto migliore. Sulle soluzioni ai problemi, insomma.
In tre anni la sua filosofia gli ha permesso di radunare attorno al suo progetto quarantacinque testate di assoluto prestigio: una per ogni nazione o regione linguistica. Si va dal francese ‘Le Figaro’ allo statunitense ‘Usa Today’, passando per il belga ‘Le Soir’, l’inglese ‘The Sunday Times’ e il ‘The Straits Times’ di Singapore. Senza dimenticare il ‘Tages Anzeiger’, la ‘Tribune de Genève’ e il ‘24 heures’. Tra queste testate, per il secondo anno consecutivo, anche il nostro quotidiano, che ha l’esclusiva per la Svizzera italiana e che già si adopera regolarmente per pubblicare storie di chi sta cambiando in meglio la nostra regione. La differenza nel prendere parte a questa iniziativa è di poter raccontare storie provenienti da tutto il mondo, raccolte in loco da giornalisti di importanti testate. Così come di poter esportare i nostri esempi positivi fin dall’altra parte del mondo, sperando che possano fare scuola.
Quest’anno i tre articoli con cui abbiamo contribuito al progetto portano le firme di Simonetta Caratti e Serse Forni e parlano della Casa delle religioni di Berna, del cane ‘Izzy’ – istruito per aiutare le persone diabetiche – e delle iniziative spontanee di integrazione nate attorno al Centro per richiedenti l’asilo di Losone. Tra le dodici storie scelte per apparire nel nostro inserto di oggi – pubblicato in contemporanea con i supplementi delle altre 44 testate aderenti all’‘Impact Journalism Day’ – citiamo quella del danese Hans Jorgen Wiberg, creatore di un’applicazione che può cambiare la vita alle persone cieche, del videogioco greco in grado di ‘salvare’ dall’alzheimer e degli orti rubati al traffico in una cittadina del West Yorkshire. Altri articoli saranno pubblicati sul nostro sito web all’indirizzo laregione.ch/ijd2015 durante tutta questa giornata del 20 giugno. Giorno con cui, come da nostra missione, vogliamo avere un impatto.
Per una volta, però, con una carezza e non con un pugno.

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