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15.10.2019 - 18:140

La sfida del centro

Oggi più che mai viviamo in un mondo dominato da opinioni posizionate sugli estremi dello scacchiere politico. Sembriamo attratti unicamente dalle opinioni più eccentriche e radicali trascurando quelle più complesse ed esigenti giudicate di primo acchito “noiose”. Possiamo constatare nei Paesi a noi vicini quanta instabilità provochi questa dinamica.

Le condizioni di vita nel nostro Paese, sempre migliorabili ma invidiate quasi ovunque nel mondo, sono il frutto di un processo inverso dominato dai partiti di centro che hanno svolto un ruolo determinante per definirne l’identità. Il nostro sistema è complesso. È organizzato su tre livelli territoriali, suddiviso in 26 cantoni, frammentato in ben quattro lingue nazionali, religioni e culture diverse. Il costante dialogo tra tutte queste componenti ha trasformato, grazie a politiche attente e flessibili, l’eterogeneità in ricchezza. Questo processo è sempre stato guidato dalla preoccupazione di mettere al centro la persona umana, non ideologie o paure. I partiti di centro, per il loro posizionamento e la loro natura sono in grado di recepire i bisogni e le sensibilità della popolazione senza cadere in impeti eccessivi. Vorrei dimostrare con un esempio questa mia posizione.

La migrazione è un tema attuale e molto importante che mi sta particolarmente a cuore per le esperienze di volontariato effettuate e un lavoro di bachelor svolto nell’ambito. Leggo e sento troppo spesso slogan e interi dibattiti declinati con toni che suscitano unicamente paure. Da una parte c’è chi grida che la Svizzera sta perdendo la propria identità a causa di una politica d’immigrazione troppo soft; dall’altra c’è chi contesta alla Svizzera di non rispettare i principi umanitari che fanno altrettanto parte della sua identità.

C’è troppa confusione. Per esempio bisognerebbe fare chiarezza sulla distinzione tra migranti economici e rifugiati politici. Senza operare i necessari distinguo, senza andare oltre lo slogan, si porta il cittadino ad assumere una posizione di diffidenza, di chiusura di fronte all’altro, si porta il cittadino ad adottare la stessa soluzione per situazioni diverse. Una politica di centro deve essere in grado di precisare che i rifugiati politici rispondono alla definizione contenuta nella Convenzione di Ginevra del 1951 riguardante le persone perseguitate mentre i migranti economici sono persone in cerca di lavoro ma non vittime di persecuzione. La Svizzera deve pertanto saper accogliere con generosità i rifugiati politici (in accordo con i suoi impegni internazionali) e nel contempo saper gestire la migrazione economica – che volenti o nolenti sarà sempre più importante – valorizzandola ma facendo attenzione a difendere le legittime necessità dei suoi cittadini.

Infine, il mio impegno vuole essere una sfida per il centro stesso, che non deve ridursi alla ricerca di “vie di mezzo”, ma trasformarsi in un luogo di dialogo effettivo in grado di far emergere soluzioni creative.

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