Luganese
25.07.2018 - 05:500

Crisi dei commerci: ‘Una sfida globale’

Intervista alla neopresidente della Federcommecio Lorenza Sommaruga, che traccia il profilo di un settore in difficoltà, commentando vari aiuti

L’allarme per la crisi della vendita al dettaglio non è solo affare dei commercianti. I negozi fanno parte del panorama e dell’identità della città di Lugano. Sono luoghi d’incontro e di aggregazione sociale. Senza le insegne illuminate e le vetrine che ci distraggono e ci accompagnano, si spengono le luci e anche la vita delle strade. Le preoccupazioni e i timori che anche alle nostre latitudini possa capitare ciò che è successo e succede nei centri urbani italiani e francesi, negli ultimi mesi hanno fatto breccia anche a Palazzo civico. Il primo incontro, mercoledì 18 luglio (cfr. ‘laRegione’ del 19 luglio), fra il gruppo di lavoro che rappresenta i commercianti delle varie zone di Lugano, grande distribuzione, settori della gastronomia e dell’albergheria compresi, è stato accolto positivamente. Ne abbiamo parlato con Lorenza Sommaruga, titolare della boutique Bijoux io in centro, ma soprattutto neopresidente della Federcommercio, prima donna ad assumere questa carica dalla creazione dell’associazione.

«Sono contenta del primo incontro fra il Municipio ed il gruppo di lavoro, la reazione mi è parsa positiva e mi rallegro». Cosa pensa dei quattro punti richiesti? «Sono di facile esecuzione e mi auguro, proprio per la loro natura semplice, che vengano messi in atto al più presto, perché non abbiamo molto tempo». In particolare, prosegue Sommaruga, «il ticket per i parcheggi e i mezzi di trasporto pubblico spero contribuiranno ad invogliare le persone a recarsi in città. Favorire chi utilizza i trasporti pubblici potrebbe inoltre creare meno traffico, ma è giusto anche offrire facilitazioni a chi, come i turisti, arriva in città con l’auto e utilizza i posteggi. Commercianti ma non solo, sarebbero disposti ad aiutarli con un piccolo incentivo, come simbolo di accoglienza. Il Municipio si sta adoperando per capire e definire i dati tecnici per mettere in atto questo primo punto. Mi rendo conto che queste siano piccole e semplici misure che non possono mettere in secondo piano o far dimenticare i grossi problemi della città». La neopresidente della Federcommercio ticinese ha apprezzato anche le agevolazioni annunciate per abbellire gli esterni dei negozi: «Con fiori, tavolini, sedie o altre decorazioni, si potrà rendere più attrattiva la propria attività ma anche la strada pubblica e tutta la città. Questo ci viene già concesso ma con costi-tasse troppo onerosi, si chiede quindi di poterlo fare in maniera più incisiva e senza costi aggiuntivi. Di recente, a Chiasso è stato proposto qualcosa di molto simile ottenendo riscontri dal Municipio molto positivi». Secondo Sommaruga, occorre ripensare e rivalutare le manifestazioni e gli eventi cittadini. «Vorremmo meno appuntamenti di richiamo di piccolo conto, ed incentivare una o due grosse manifestazioni di qualità orientate anche ai bisogni dei commercianti. Desidero che Lugano ritrovi la propria identità di città meravigliosa, dove la bellezza del paesaggio, la qualità di vita, la pulizia e la sicurezza sono carte su cui puntare – osserva Sommaruga –. Tra i miei colleghi c’è chi addirittura vorrebbe spostare dal centro cittadino tutte le manifestazioni mantenendo unicamente quelle più prestigiose, forse è un progetto un po’ aggressivo, certo è che bisognerebbe mettere ordine, anche nei mercati settimanali e di stagione che sarebbero da riorganizzare». Più o meno lo stesso discorso vale per i congressi: «Sembra ce ne siano tanti ma noi non ce ne accorgiamo, solo due o tre sono significativi. Quale città meglio della nostra potrebbe diventare una città congressuale? Bisognerebbe puntare sui grossi congressi di livello internazionale, che porterebbero beneficio anche ad alberghi e ristorazione». In altre parole, non si chiedono rivoluzioni o stravolgimenti. Per cominciare, basterebbero piccoli accorgimenti di competenza dell’autorità cittadina e che potrebbero contribuire a rianimare l’economia.

Oltre alle misure a breve termine, dove si potrebbe intervenire? «Se si realizzassero le quattro misure puntuali sarebbe già un successo per il gruppo di lavoro – risponde la presidente della Federcommercio –. L’aspetto più significativo è però quello della comunicazione finora inesistente. Noi vogliamo essere messi al corrente di ciò che accade in città. Il gruppo di lavoro assieme al Municipio ha creato finalmente i presupposti per instaurare un bel legame fra autorità e commercianti, rappresentanti dei settori gastronomico, della grande distribuzione e degli albergatori. In fondo, vorremmo tutti la stessa cosa: fidelizzare il cliente locale e incentivare l’arrivo di un pubblico di qualità dall’estero, per cui anche noi dobbiamo migliorare e migliorarsi» (leggi sotto). Altro punto dolente per chi vive la quotidianità del centro città è la questione viaria. I cambiamenti introdotti oltre cinque anni fa continuano a non convincere completamente. «Non vorrei più parlare del Piano viario del polo (Pvp), però è una realtà – rileva Sommaruga –. Vorremmo davvero che fosse messo a posto e migliorato per fluidificare la mobilità anche solo con piccoli cambiamenti a una singola strada. Non possiamo più continuare ad aspettare. A metterci in difficoltà sono i tempi lunghissimi della politica, mentre noi non ne abbiamo più tanto a disposizione. Sarebbe davvero un peccato dover lasciar perdere un’attività o un esercizio perché non si è avuto il tempo di fare qualcosa». Qual è la priorità invece della Federcommercio? «Un impegno che presto porteremo a termine è quello di convincere il maggior numero possibile di commercianti che non l’ha ancora fatto a sottoscrivere la nuova legge legata al contratto collettivo per agevolare tutti con gli orari d’apertura e la regolamentazione di alcune deroghe. Ciò potrebbe dare una bella boccata d’ossigeno a tutto il settore», risponde Sommaruga.

Come far fronte alla continua crescita degli acquisti online? «Il fenomeno fa paura tanto quanto incuteva timore lo sviluppo dei grandi magazzini negli anni Settanta, quando iniziarono a dare fastidio ai piccoli dettaglianti di ogni città – dice Sommaruga –. All’inizio ci fu grande indignazione, poi si è trovato il modo giusto e concorrenziale per poter andare avanti. Oggi accade più o meno la stessa cosa con l’e-commerce, fenomeno che aggiunto alla concorrenza dei grandi magazzini, e della vicina Italia ha accentuato sensibilmente i nostri problemi». Quindi cosa potreste fare? «Queste sono tendenze che non si possono invertire, dobbiamo quindi adeguarci e rimanere al passo con i tempi, investire nella tecnologia per allettare il cliente giovane o quello che ama fare acquisti da casa, dandogli modo di visualizzare i nostri articoli tramite i social e internet. Gestire il proprio profilo Fb o Instagram è impegnativo e richiede tempo, è una ulteriore finestra per le nostre aziende, va seguita metodicamente e bisogna rispondere a sollecitazioni e richieste che giungono dai clienti o potenziali interessati. Dobbiamo evolvere, non sono i più forti o i più resistenti ad avere successo ma coloro che si sanno adeguare!».
Altre vie d’uscita non ci sono… «Non possiamo fare concorrenza ai nostri fornitori che offrono sui social una gigantesca gamma di articoli perché sono i produttori. Nemmeno possiamo essere concorrenziali con Amazon che addirittura propone prezzi inferiori rispetto a quelli che si trovano sui siti dei nostri fornitori. Questo perché i nostri fornitori, a loro volta in difficoltà, propongono i loro articoli ad Amazon che li vende a prezzo inferiore. È un trend in continua crescita. Amazon sta riscuotendo un successo planetario, si parla di cifre d’affari in termini di miliardi di franchi (175) con un incremento annuo del 30 per cento. Al gruppo per il momento non interessa fare grossi utili perché lo scopo finale è quello di prendersi una fetta molto importante del mercato mondiale. Ciò spaventa tutti gli operatori. La grande distribuzione e i centri commerciali iniziano ad avere i nostri stessi problemi». Di più: «Da poco tempo Amazon si è insidiato anche in Svizzera, aprendo un centro di logistica merci, l’indotto economico che la sua attività lascia sul territorio elvetico non è proporzionato alla cifra d’affari, poiché le fatture vengono emesse dalla loro società in Lussemburgo, utili e relative tasse nel Delaware (Usa) o in Irlanda. Un ulteriore guadagno lo fanno vendendo le preziose informazioni lasciate dai clienti ad ogni “clic”, Amazon non crea molti salari, il lavoro è in gran parte automatizzato ma genera difficoltà dal punto di vista economico, sociale e del traffico causato dallo spostamento delle merci. Ma questa è una questione che dovrebbe affrontare la politica mettendo dei limiti». È una sfida che non si può evitare. «La situazione dovrebbe stimolarci a incrementare la varietà e la qualità dei nostri prodotti. Dobbiamo diventare ancora più bravi, fidelizzare, viziare e coccolare di più i nostri clienti locali che, malgrado tutto, amano passeggiare e trascorrere del tempo libero nella loro città. Non posso immaginare che in futuro tutti faranno gli acquisti da casa. Anche usi e costumi dei giovani sono in continua evoluzione: c’è di fatto molta più prudenza alla qualità di quello che si mangia e si fa più attenzione alla qualità anche del proprio stile di vita. Tutti noi potremmo fare di più, sostenere l’economia locale e incrementare gli acquisti di materie prime dei nostri produttori locali, potrebbe fare la differenza e aumentare l’indotto non solo economico del nostro cantone ma anche migliorare la qualità della socialità».

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