Secondo tre co-iniziativiste di Bellinzona, investire negli asili nido ‘significa investire nella qualità della vita’

Ci sono domande che raccontano una città meglio di qualsiasi statistica. “Come facciamo con il lavoro?”, “Chi prende la bambina o il bambino se si ammala?”, “Possiamo permetterci un altro figlio o un’altra figlia?”, “Riusciremo a restare qui?”. Sono domande quotidiane. Silenziose. A volte persino intime. Eppure parlano profondamente di politica. Perché il modo in cui una comunità accompagna le famiglie nei primi anni di vita delle bambine e dei bambini dice molto della società che vuole essere.
Quando si parla di asili nido, troppo spesso il dibattito si riduce ai numeri: posti mancanti, liste d’attesa, costi. Tutto vero. A Bellinzona esiste un fabbisogno scoperto di posti nei nidi e le esigenze delle famiglie stanno cambiando rapidamente. Sempre più genitori devono fare capo a servizi di accudimento già nel primo anno di vita delle figlie e dei figli, mentre le reti familiari informali sono sempre meno presenti.
Ma limitarsi ai numeri significa perdere di vista il punto principale. I nidi non sono soltanto un servizio. Sono una forma concreta di cura collettiva. E la cura non riguarda solo gli ospedali o le situazioni di fragilità estrema. La cura è anche costruire condizioni di vita dignitose. Permettere a una madre di non dover scegliere obbligatoriamente tra lavoro e maternità. Permettere a un padre di essere più presente nella crescita dei figli. Permettere a una famiglia di non vivere ogni settimana come un complicato esercizio di incastri e rinunce. Perciò investire nei nidi significa investire nella qualità della vita.
C’è poi un aspetto che spesso dimentichiamo: la libertà. La libertà vera non è teorica. È concreta. È poter scegliere come organizzare la propria vita familiare e professionale senza che tutto dipenda dal reddito o dalla disponibilità di aiuti informali. Oggi questa libertà non è uguale per tutte e tutti. E sappiamo bene che, nella maggior parte dei casi, sono ancora soprattutto le donne a ridurre o interrompere la propria attività lavorativa dopo la nascita di un figlio. Parlare di nidi significa quindi parlare anche di pari opportunità. E significa parlare di futuro. Perché i nidi non sono ‘parcheggi’, bensì luoghi educativi, di relazione, linguaggio, scoperta, socializzazione. Luoghi dove bambini e bambine iniziano a costruire autonomia e fiducia nel mondo.
Ma c’è un altro tema che ci sta particolarmente a cuore: quello dei quartieri. Una città accogliente non è solo una città efficiente. È una città dove le famiglie sentono di poter restare. Dove non ci si sente soli. Dove esistono relazioni, servizi, reti di sostegno. Oggi la solitudine familiare è una delle grandi fragilità contemporanee. E spesso la politica arriva tardi, quando le difficoltà sono già esplose. Investire nei nidi significa invece fare prevenzione sociale e costruire una comunità più forte, più inclusiva e più vivibile.
Qualcuno dice che tutto questo costa troppo. Noi pensiamo il contrario: che non investire nelle famiglie costi molto di più. Costa in termini di stress, disuguaglianze, rinunce, natalità che diminuisce, giovani famiglie che se ne vanno. Una città che sostiene le famiglie non sta facendo un favore a qualcuno. Sta scegliendo che futuro avere. Perché crescere dei figli non è soltanto una responsabilità privata. È qualcosa che riguarda tutta la comunità.
* co-iniziativiste, Ps Bellinzona