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20.09.2022 - 07:41

Scienza e politica. Siamo alla guerra?

di Paolo Bernasconi, Bellinzona
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Il cambiamento climatico è arrivato, ed è qui per restare. Andrà peggiorando, poiché è già iscritto in tutto quello che è stato, e non è stato fatto negli ultimi decenni. Le falsità diffuse sul Mattino da Lorenzo Quadri e Iris Canonica non cambieranno la realtà dei mutamenti in atto. Ma le inadempienze della classe politica impediranno alla società di prepararsi almeno a ridurne l’impatto. In un sistema democratico le scelte fatte ricadono anche sulla popolazione, ed è giusto che i cittadini si assumano le loro responsabilità. L’ignoranza, come per la legge, non è un’attenuante.

All’analfabetismo scientifico della politica si aggiunge la sua totale irresponsabilità, se è vero che l’economia accademica ha smascherato da decenni i risvolti distruttivi dell’utopia neoliberista, mentre gli economisti di partito perseverano nello sventolare la crescita, in tutte le sue forme, come soluzione ai più grandi problemi globali cui è confrontato il genere umano. Il confluire delle crisi (non solo climatica) è invece proprio la manifestazione ultima delle sue ipotesi fasulle, della retorica sui diritti umani universali e l’estensione della democrazia, delle risorse infinite, come evidentemente pensano sia anche l’ignoranza dei cittadini che hanno da sempre manipolato. Chi va in panico di fronte alle previsioni di un calo del Pil o della popolazione, lo fa in conseguenza di un comportamento riflesso che non saprebbe affatto spiegare.

In questo momento non è in corso alcuna transizione energetica. Malgrado un crescendo di produzione rinnovabile, carbone, petrolio e gas non sono mai stati consumati in quantitativi tanto elevati. Il CO2 immesso in atmosfera nel solo 2021 ha del resto raggiunto il massimo storico di 36.3 Gt (dato Iea), e nulla indica si possa invertire a breve termine questa tendenza. La riduzione del pro capite entro i confini nazionali di molti paesi occidentali, è stato ottenuto semplicemente trasferendo all’estero la produzione di beni e servizi, una truffa che permette di raggiungere obiettivi trabocchetto facendo ricadere le colpe sui paesi a basso costo del lavoro.

L’Oms ci ricorda come il pianeta è in grado di offrire una qualità di vita paragonabile a quella odierna di un cittadino europeo a non più di 2 miliardi di persone. È chiaro che questa apparente libertà di dissipare le risorse naturali avrà ben presto una fine, con forti restrizioni proprio alla nostra libertà individuale, e notevoli scossoni alle democrazie liberali. Chiudere gli occhi pensando che nel buio i problemi spariscano, non è un comportamento da persone mature, e non è tollerabile verso chi è stato votato per gestire la cosa pubblica garantendo un futuro alle prossime generazioni. Se il pensiero dominante resterà quello di tornare al più presto a fare ciò che si è sempre fatto, non vi sarà invero alcun futuro.

Ma naturalmente queste sono solo considerazioni scientifiche. La verità, a uso e consumo del popolo, ce la spacciano la politica e le lobby economiche che la controllano.

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