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26.04.2022 - 07:21
di Arnaldo Alberti

Il sogno americano

Sto leggendo la dissertazione scritta da Filippo Contarini per la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Lucerna. Parla delle giurie popolari e dei particolari del famoso processo Bassanesi del 22 novembre 1943. Ebbene, nel testo è rilevante in quell’epoca la differenza del rispetto degli svizzeri per Mussolini e per l’Italia che il dittatore governava e quella odierna verso Putin e i russi. Pongo l’accento sul "rispetto" e non sulle compromissioni o sulla paura! Perché? Semplicemente perché l’Italia, come la Russia, l’Ucraina o qualsiasi altro Paese, indipendentemente dalla loro situazione politica, ideologica o religiosa, sono Stati composti di esseri umani per quali il rispetto è dovuto e non l’odio. Oggi troppe trasmissioni dei media, sia in Italia sia da noi come molti articoli di giornale sono proposte ai lettori e scritti per suscitare odio contro Putin e il popolo russo. S’ignora o si trascura un principio fondamentale che abbiamo trattato con un gruppo di operatori sociali per opporci all’edificazione del carcere minorile previsto a Castione. Ogni principio di giustizia è annullato e gravemente violato se comprende ed è alterato da una traccia di avversione. L’odio porta in sé e comporta sempre la vendetta. Di conseguenza sposta sullo stesso piano, sopprimendo l’etica e la morale, le due parti in conflitto. Nel caso e nell’epoca del processo Bassanesi erano i fascisti e gli antifascisti ticinesi che si confrontavano, oggi sono i russi e gli ucraini. Uno dei pochi luminari, isolato, che ancora difende la sacralità della persona e di un intero popolo, indipendentemente dal ruolo che hanno nel conflitto, è il papa. La donna ucraina e quella russa che portano insieme la croce nella cerimonia pasquale di quest’anno sono una metafora esemplare. Lo affermo come agnostico e libero pensatore, con la tessera dell’associazione. L’odio fomentato dai media è una dimostrazione della miseria culturale ed etica di questi tempi. Abbiamo visto gli Usa perdere tutte le guerre dal 1945 in poi (salvo Grenada, un’isola di 115’000 abitanti!). Oggi un signor Biden, presumibilmente per motivi di senilità, insulta brutalmente il suo collega russo. È comprensibile che la frustrazione di una "grande potenza" imperiale quando si vede limitare il proprio dominio e ostacolare lo sfoggio di un imperialismo spesso brutale e sanguinario, abbia reazioni incontrollate. Quando davanti agli occhi si hanno le immagini delle vergognose fughe di soldati dal Vietnam e dall’Afghanistan, soldati che in Europa prima del 1945 furono, uniti ai russi, autentici eroi e oggi sono degli sventurati, può suscitare una reazione scomposta che si vuole soffocare con le armi o con i dollari. A me sembra giunto il momento di dire basta all’asserzione illusoria della democrazia americana e dell’autocrazia russa. In entrambi i casi in Russia e negli Usa comandano gli oligarchi o i baroni del denaro. La frustrazione degli italiani e degli italiani svizzeri è dovuta in gran parte al sogno americano infranto e sbriciolato sulle scale del Campidoglio da Washington DC il 6 gennaio dello scorso anno da energumeni sollecitati da un ex presidente miliardario. Il problema del sogno americano sfasciato ha suscitato un’isteria d’odio e malvolere che si manifesta in ogni dibattito televisivo. Non comprendo come l’amico Lorenzo Erroi nel suo editoriale dello scorso 15 aprile violi in modo grave il rispetto dovuto a Luciano Canfora, un anziano professore universitario membro dei comitati direttivi di diverse riviste, sia scientifiche sia di alta divulgazione, esponente della Fondazione Istituto Gramsci e del comitato scientifico dell’Enciclopedia Treccani. Chiedo a Erroi se si considera anche lui una delle vittime dell’isteria dovuta alla frantumazione del sogno americano. Una rabbia che colpisce soprattutto le giovani generazioni. È ovvio che dopo una colonizzazione a tappeto della nostra cultura, dopo decenni di film e canzoni americane, dopo la contaminazione della nostra lingua con centinaia di anglicismi, accorgerci che eravamo su un treno e sotto un ombrello atomico discutibile, può essere un dramma. Tuttavia non mi reputo antiamericano. C’è un periodo letterario del romanzo e della letteratura americana del Novecento d’eccelso valore così come di quella russa nell’Ottocento. Ed è anche per questa ragione che non mi permetto di disprezzare gli intellettuali e gli scrittori di qualsiasi epoca specie e nazionalità.

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