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Migliaia di firme raccolte (Ti-Press)
I dibattiti
08.01.2021 - 11:360

ReteDue, non ha firmato un amico scienziato

Si guarda ormai da tempo solo all'aspetto economico-finanziario della produzione radiotelevisiva.

L'8 dicembre 2020 ho lanciato la petizione “Salviamo la Rete Due della RSI”. Non credevo, a un mese di distanza, che avrei letto, uno per uno, i nomi delle 9915 persone che hanno sottoscritto la petizione (e non 10mila come ha scritto Giovanni Cossi nel suo articolo “Rete Due, un super lusso” pubblicato su questo giornale il 30 dicembre 2020). Ancora una volta l'inesattezza dei dati forniti all'opinione pubblica conferma la superficialità degli ex-responsabili delle Risorse economiche TSI e magari anche degli attuali responsabili delle risorse economiche della SSR e RSI, che guardano ormai da tempo solo all'aspetto economico-finanziario della produzione radiotelevisiva.

Alla RSI si devono risparmiare 5 milioni di franchi in breve tempo. È stato detto e scritto che lo si farà con i prepensionamenti, la non sostituzione dei partenti, con il contenimento delle spese di produzione radiotelevisiva (snaturamento, svuotamento delle reti radiofoniche nazionali – il processo è già in atto anche alla SRG e alla RTS) e i licenziamenti. Non sono un economista, un contabile e nemmeno un politico, ma facendo due calcoli sui costi fissi per gli stipendi del centinaio di “quadri dirigenziali RSI” (su un migliaio di dipendenti), con una riduzione del 15% del loro stipendio e una trentina di posti dirigenziali in meno (“riduzione che avrebbe già proposto tanti anni fa il Responsabile delle risorse economiche della TSI” – cosi' ha scritto Giovanni Cossi) si risparmierebbero, in 1 anno o poco più, i 5 milioni di franchi imposti dalla direzione generale SSR alla RSI. Inoltre la RSI non dovrebbe investire (o meglio spendere) denaro che non ha per il Progetto Lyra e risparmierebbe pure lo stipendio di chi è stato (ri)assunto per la realizzazione dell'insensato, inopportuno e svilente progetto di riforma della radio lineare.

Mi ricordo di aver letto, molto tempo fa, che per la centralizzazione della RSI a Comano, per farci stare tutti i dipendenti e per rendere più rappresentativa la sede, sono stati preventivati 64 milioni, e molti altri milioni sono già stati spesi per il collegamento, con le fibre ottiche, della sede RSI di Besso con quella di Comano. Con il risultato, anche, di svuotare lo studio radio di Besso (già in vendita), un gioiello architettonico, tecnologico – le case discografiche internazionali vengono a registrare allo Studio Radio di Besso, conosciuto come uno degli studi all'avanguardia nel settore discografico. E l'auditorio della RSI? Acusticamente eccellente, confortevole, a misura di dialogo visivo e uditivo fra i musicisti e il pubblico. Una cittadella della cultura ? Come si vede di soldi pubblici se ne sono spesi tanti e tanti se ne spenderanno per operazioni di facciata, per creare a Comano una cattedrale... fra i pascoli. Chi sta leggendo si chiederà dove voglio andare a parare!

Tante persone hanno scritto sulla vicenda di Rete Due. Come privati cittadini hanno fatto sentire la loro voce e si sono fatti interpreti e ambasciatori di un folto pubblico di radioascoltatori che vogliono “Salvare la Rete Due della RSI”. I politici, a parte qualche rara eccezione, non si sono esposti. Cosa aspettano? Il Comitato Corsi ha ordinato alla direzione RSI di congelare il progetto Lyra fino a data da stabilire (comunicato del 17 dicembre 2020) senza essere ascoltato, poiché per il prossimo 14 gennaio il direttore ha organizzato un plenum sul futuro della radio lineare  (Rete Due, addio?). La stampa non è da meno, a parte qualche rara eccezione. Il tempo stringe, il danno sarebbe irreparabile con lo snaturamento della Rete Due, invidiataci anche dalle radio culturali Rai e non solo. La difesa della nostra lingua, l'identità culturale, lo spirito di appartenenza, la professionalità di decine di giornalisti radiofonici... vogliamo gettare tutto ciò al vento? NO!

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