Il primo ministro Anwar Ibrahim respinge le richieste di otto deputati Usa e difende la politica di lunga data a sostegno della causa palestinese
La Malesia non modificherà la propria politica che limita l'ingresso dei cittadini israeliani nel Paese e non si lascerà "intimidire" dalle pressioni provenienti dagli Stati Uniti.
Lo ha affermato il primo ministro Anwar Ibrahim, commentando una lettera inviata da otto deputati statunitensi al segretario di Stato Marco Rubio. Lo riferisce il South China Morning Post (SCMP).
Nella lettera, resa pubblica il 21 luglio, i parlamentari chiedono all'amministrazione statunitense di riesaminare i rapporti di sicurezza ed economici con Kuala Lumpur, criticando le recenti dichiarazioni di Anwar secondo cui la Malesia avrebbe individuato ed espulso eventuali cittadini israeliani presenti nel Paese, compresi quelli con doppia cittadinanza. I deputati sostengono inoltre che il divieto d'ingresso imposto ai cittadini israeliani sia discriminatorio e incompatibile con i valori condivisi dagli alleati, invitando Washington a valutare anche la sospensione di alcuni programmi di cooperazione con la Malesia.
Anwar ha definito le accuse "totalmente assurde", ribadendo che il divieto nei confronti dei cittadini israeliani è in vigore da decenni e riflette la posizione della Malesia a sostegno della causa palestinese.
Il premier ha inoltre sostenuto che la misura riguarda la nazionalità israeliana e non la religione ebraica, aggiungendo che ogni Stato ha il diritto sovrano di decidere chi autorizzare all'ingresso nel proprio territorio.
La presa di posizione del premier malaysiano arriva mentre le tensioni diplomatiche tra Kuala Lumpur e Washington si sono riaccese sullo sfondo della guerra a Gaza e delle divergenze sulla politica nei confronti di Israele.