Popolazione scenderà da 450,6 milioni a 398,8 milioni entro il 2100; un europeo su tre avrà almeno 65 anni e crescerà la domanda di assistenza sanitaria
La popolazione dell'Ue ha raggiunto il picco e inizierà a diminuire nei prossimi decenni, mentre l'età media continuerà ad aumentare. È quanto emerge dal terzo Rapporto sulla trasformazione demografica pubblicato oggi dalla Commissione europea e redatto dal Centro comune di ricerca.
Secondo le stime, gli abitanti dell'Ue passeranno dagli attuali 450,6 milioni a circa 445 milioni nel 2050, fino a scendere a 398,8 milioni entro il 2100, il che rappresenta una diminuzione complessiva di circa l'11,7%, pari ai livelli degli anni Settanta. Nello stesso periodo, quasi un europeo su tre avrà almeno 65 anni, contro uno su cinque oggi, mentre l'aspettativa di vita potrebbe superare i 90 anni per le donne e gli 86 per gli uomini entro il 2100. Un bambino nato nell'Ue nel 2023 potrebbe aspettarsi di vivere una vita senza gravi malattie fino a 75,3 anni.
Bruxelles sottolinea che l'invecchiamento della popolazione metterà sotto pressione il mercato del lavoro, i sistemi sanitari, l'assistenza e le finanze pubbliche, ma evidenzia anche le opportunità legate alla cosiddetta economia della longevità, con nuovi mercati e innovazioni dedicate alla popolazione anziana.
I tassi di fertilità nei Paesi dell'Ue sono diminuiti costantemente, dalla metà degli anni '60 all'inizio del secolo. Il tasso di fertilità totale è rimasto per decenni ben al di sotto del livello di 2,1 figli per donna necessario per mantenere stabile la popolazione in assenza di migrazione.
Secondo le ultime proiezioni, l'Ue continuerà ad attrarre migranti. Tuttavia, anche una migrazione sostenuta dovrebbe essere insufficiente a compensare completamente il declino naturale della popolazione derivante dalla bassa fertilità. La migrazione può rallentare il ritmo dell'invecchiamento della popolazione, ma non può modificarne la traiettoria. La migrazione verso l'Europa influisce sulla dimensione della popolazione, ma non sulla struttura per età della popolazione nel lungo periodo, rileva il rapporto.
Delle tre principali componenti demografiche, ovvero fertilità, mortalità e migrazione, la migrazione è la componente più volatile, mentre le altre due tendenze sono in movimento e stabili. Le tendenze migratorie possono cambiare più rapidamente, come abbiamo visto anche durante la pandemia di Covid-19, quando la migrazione si è effettivamente fermata.
Anche i figli dei migranti adottano i modelli di fertilità del paese ospitante nel corso delle generazioni. E le ultime proiezioni demografiche di Eurostat indicano che l'Ue dovrebbe perdere, in media, 1,2 milioni di persone in età lavorativa, ovvero nella fascia d'età compresa tra i 15 e i 60 anni, per ogni anno tra il 2025 e il 2050; nello scenario senza migrazione, la diminuzione annuale sarebbe di 2,4 milioni di persone.
L'invecchiamento della popolazione europea sta ridisegnando il mercato del lavoro e aumenterà in modo significativo il fabbisogno di assistenza sanitaria e di lungo periodo, sottolinea il rapporto.
Secondo il documento, circa il 20% delle persone in età lavorativa è fuori dal mercato del lavoro, permane un divario occupazionale di genere del 10% e sono 8 milioni i giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione. Allo stesso tempo, l'occupazione tra le persone di età compresa tra 55 e 64 anni è in aumento rispetto a qualche decennio fa.
Entro il 2070, inoltre, le persone che avranno bisogno di assistenza saliranno da 36 a 48 milioni e la quota degli over 80 è destinata a raddoppiare. Se da un lato ciò comporta sfide fiscali, dall'altro stimola l'innovazione e sistemi di assistenza più efficienti.