Dieci centrali termoelettriche si fermeranno, l'ONU denuncia carenza di farmaci e il raddoppio della mortalità infantile; impasse politica e critiche interne
Quasi sempre al buio, con poca acqua potabile, poco cibo, scuole e università chiuse, medici senza farmaci essenziali e ospedali al collasso.
L'agonia della popolazione cubana peggiora giorno dopo giorno, tanto che ormai non si può più parlare solo di emergenza energetica ma di permanente crisi umanitaria di cui, al momento, non si vede alcuna via d'uscita.
Nelle prossime ore si fermeranno dieci delle sedici centrali termoelettriche del Paese per guasti o manutenzione, compresa la centrale Antonio Guiteras di Matanzas, il più importante impianto cubano. In seguito a questo stop energetico quasi il 70% di Cuba resterà senza elettricità nelle ore di massimo consumo.
Una crisi aggravata dall'inasprimento del blocco USA che sta avendo effetti drammatici sulla vita dei più deboli, soprattutto dei minori malati: l'ONU ha lanciato l'allarme facendo sapere che i bambini stanno morendo per mancanza di forniture mediche e farmaci essenziali.
L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Türk ha chiesto l'immediata revoca delle sanzioni statunitensi contro l'isola stremata, in cui la mortalità infantile è raddoppiata, raggiungendo i 9,9 decessi ogni 1'000 nascite e i tassi di sopravvivenza al cancro infantile sono scesi dall'85% al 65%.
Secondo Türk il blocco USA "che colpisce interi settori dell'economia e ha ripercussioni diffuse, indiscriminate e gravi sulla popolazione, è incompatibile con i principi fondamentali del diritto internazionale e dei diritti umani".
E mentre sempre più imprese internazionali, dalle compagnie aeree alle catene di hotel, stanno abbandonando l'isola, sul fronte politico si vive una situazione di impasse. Il dialogo tra l'Avana e Washington sembra essere su un binario morto. Ma continuano le punzecchiature. Secondo il presidente Miguel Díaz-Canel gli USA stanno valutando tre scenari: asfissiare l'economia per provocare l'esplosione sociale e, con il pretesto dell'aiuto umanitario, intervenire nel Paese.
Oppure controllare l'economia e forzare un cambio di sistema politico. "Un terzo scenario – ha concluso – è quello dell'aggressione militare". Di fronte a questa eventualità, ha assicurato "non ci saranno sorprese, né sconfitta".
Tuttavia, a fronte di tanto orgoglio, il governo castrista comincia a subire qualche critica anche dai suoi più strenui sostenitori. Uno dei più noti tra loro è il celebre cantante Silvio Rodríguez. Mesi fa si fece fotografare mentre imbracciava un mitra finto, proclamandosi pronto a difendere armi in pugno la Patria. Ora per la prima volta boccia l'immobilismo del governo di fronte alla crisi.
"Fidel si rese conto che il nostro modello non funzionava più e che la rivoluzione significava cambiare tutto ciò che doveva essere cambiato. Non riesco a capire – ha denunciato in una intervista – come siano passati decenni e non siano state prese misure più efficaci. Se fosse stato adottato un modello economico più realistico, quello che sta succedendo oggi non sarebbe possibile, o almeno non in modo così drammatico".