Rached Ghannouchi condannato all'ergastolo più 30 anni; il tribunale ha inflitto pene severe a 35 imputati, inclusi ex ministri
Ergastolo più 30 anni di carcere per Rached Ghannouchi, presidente del partito islamista tunisino Ennahda ed ex presidente del Parlamento; 42 anni di reclusione per l'ex primo ministro ed ex ministro dell'interno Ali Larayedh. Sono alcune delle condanne pronunciate dal Tribunale antiterrorismo di Tunisi nel processo sul cosiddetto "apparato segreto" attribuito a Ennahda.
Il verdetto, emesso nella serata di ieri, riguarda 35 imputati, tra dirigenti politici, ex responsabili della sicurezza e altri accusati. Le pene vanno da dieci anni di carcere all'ergastolo, in diversi casi accompagnato da ulteriori decenni di reclusione e da cinque anni di controllo amministrativo al termine della pena, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa TAP.
La condanna più pesante è stata inflitta a Mustapha Khedher, condannato all'ergastolo più 96 anni di carcere. Khedher era stato al centro del dossier noto come "camera nera", legato al ritrovamento di documenti riservati provenienti dal ministero dell'interno.
Ergastolo più 76 anni sono stati inflitti a Ridha Barouni, Taher Boubahri e Kamel Aifi, oltre che ad altri sette imputati. Fathi Beldi è stato condannato all'ergastolo più 50 anni, Abdelaziz Daghsni all'ergastolo più 37 anni e Samir Hannachi all'ergastolo più 30 anni.
Secondo una fonte giudiziaria citata dall'agenzia TAP, il tribunale ha riconosciuto gli imputati colpevoli, a diverso titolo, di costituzione e adesione a un'organizzazione terroristica, nonché di avere messo competenze e mezzi a disposizione di persone o gruppi collegati ad attività terroristiche, sulla base della legislazione tunisina antiterrorismo.
Immediata la reazione ufficiale di Ennahda che in un comunicato ha condannato le pene inflitte al suo presidente e agli altri imputati, definendole "scioccanti" e sostenendo che il procedimento rappresenti una grave deviazione del corso della giustizia tunisina.
Il partito ha respinto nuovamente l'esistenza di un proprio apparato clandestino e ha sostenuto che il dossier avrebbe una matrice politica e ideologica, perché avviato, secondo la sua ricostruzione, sulla base di denunce provenienti da avversari politici e non da organismi di sicurezza.
Ennahda afferma inoltre che la vicenda sarebbe già stata esaminata dalla giustizia nel 2013, quando Khedher fu processato e condannato, senza che fosse accertata una responsabilità del partito.
Nel comunicato, il partito collega la riapertura dell'inchiesta alla fase politica successiva al 25 luglio 2021, data dell'accentramento dei poteri da parte del presidente Kaïs Saïed, sostenendo che l'obiettivo sarebbe quello di eliminare un avversario politico e colpire gli oppositori. Contesta anche l'inserimento di Ghannouchi tra gli imputati, che attribuisce a un'iniziativa del ministero della giustizia.
Ennahda ha chiesto la cessazione dei procedimenti che considera politicamente motivati e il rilascio di tutti quelli che definisce "prigionieri politici", accusando le autorità di utilizzare i processi contro l'opposizione mentre il paese affronta una difficile situazione economica e sociale.