Estero

Bufera giudiziaria in Spagna con processo al fratello di Pedro Sánchez

Il procedimento a Badajoz riapre il fronte sulle presunte reti interne al Psoe e alimenta tensioni politiche con richieste di pene e accuse incrociate

28 maggio 2026
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Il clima resta incandescente in Spagna, con un'agenda giudiziaria che incrocia le nuove inchieste sul Partito socialista con quelle sull'entourage del premier Pedro Sánchez. Il governo è passato all'attacco e denuncia una possibile strategia coordinata per "abbattere l'esecutivo" progressista "al di fuori delle urne".

Il fronte più delicato resta quello aperto dall'Audiencia Nacional e dal giudice Santiago Pedraz, su una presunta rete interna al Psoe finalizzata a influenzare o ostacolare indagini sensibili e a "destabilizzare procedimenti giudiziari" che toccano direttamente familiari del premier. Compreso il fratello David Sánchez, al centro di un processo che ha mosso i primi passi al tribunale di Badajoz. L'imputato è accusato di aver ottenuto nel 2017 un posto da coordinatore delle attività musicali e dei conservatori provinciali, posto che - secondo l'accusa - sarebbe stato costruito 'ad personam'.

Il possibile collegamento tra i due filoni emerge proprio nell'ipotesi investigativa del giudice Pedraz, secondo cui la presunta struttura nel Psoe - che avrebbe fatto capo all'ex segretario organizzativo del partito, Santos Cerdan (indagato in altre inchieste) - avrebbe cercato di screditare con accuse false o corrompere poliziotti e magistrati. Tra questi anche la giudice istruttrice del processo a David Sánchez, Beatriz Biedma, che ha disposto il rinvio a giudizio del fratello del premier e di altre nove persone. La difesa di David Sánchez, nel corso della prima udienza, ha chiesto l'annullamento del procedimento. La Procura sollecita invece l'archiviazione, mentre PP e Vox, costituitisi parte civile, chiedono fino a tre anni di carcere.

Il governo è comunque passato al contrattacco sul piano politico. Il Psoe respinge ogni "coinvolgimento in condotte illecite" e, attraverso il ministro dei Trasporti Óscar Puente, fedelissimo del premier, denuncia "una manovra orchestrata" per "abbattere il governo con metodi non democratici", collegando le molteplici inchieste - tra cui quelle su José Luis Rodríguez Zapatero, sull'ex ministro José Luis Ábalos e sulla moglie del premier Begoña Gómez - a un disegno per sconfiggere l'esecutivo "fuori dalle urne". Puente ha parlato anche di "doppio standard" utilizzato, riferendosi alle inchieste che coinvolgono il Partido Popular, in particolare al 'caso Kitchen' su una presunta struttura para-poliziesca creata nel ministero dell'Interno durante il governo di Mariano Rajoy nel 2013, per dossieraggi e spionaggio. L'ex ministro dell'Interno e il suo ex numero due, Jorge Fernández Díaz e Francisco Martínez - per i quali la Procura chiede condanne fino a 15 anni - hanno negato ogni addebito, attribuendo la trama "a un gruppo di agenti che agiva per conto proprio".

Sta di fatto che, colpo giudiziario dopo colpo giudiziario, gli spagnoli assistono con sconcerto, allarme e inquietudine all'ondata di inchieste che mina alle fondamenta la fiducia nelle istituzioni dello Stato. E mentre PP e Vox continuano a invocare urne anticipate, anche partiti alleati del governo Sánchez esigono spiegazioni credibili. Al punto da aver costretto il premier a comparire davanti al Parlamento, anche se probabilmente l'intervento nell'aula del Congresso non sarà prima della prossima riunione del Consiglio Europeo programmata per il 18 e il 19 giugno.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni