Estero

Mainichi giudica la politica estera di Takaichi priva di strategia regionale e di linea verso la Cina

Segnala visite in Vietnam e Australia, dubbi sulla Foip e sulle catene di approvvigionamento e il deterioramento dei rapporti con Pechino

17 maggio 2026
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La politica estera della premier giapponese Sanae Takaichi manca di una strategia regionale organica e non ha ancora delineato una linea coerente nei confronti della Cina. È la valutazione espressa dal Mainichi Shimbun, quotidiano di orientamento progressista, in un editoriale che analizza in chiave critica l'azione diplomatica dell'attuale governo conservatore.

Il giornale riconosce i principali assi dell'agenda internazionale di Takaichi, richiamando le recenti visite ufficiali in Vietnam e Australia, con l'obiettivo di rafforzare la cooperazione sulle catene di approvvigionamento di materiali strategici e rilanciare la cornice della Free and Open Indo-Pacific (Foip), l'iniziativa promossa nel 2016 dall'ex premier Shinzo Abe. Secondo il Mainichi, tuttavia, l'efficacia di tali iniziative resta incerta.

La costruzione di catene di approvvigionamento alternative, dalla fase estrattiva alla distribuzione, richiede investimenti consistenti, tempi lunghi e un livello di fiducia tra i Paesi coinvolti che non può essere considerato scontato.

L'editoriale evidenzia inoltre quella che definisce una contraddizione di fondo nella strategia di Giappone: il rapporto con gli Stati Uniti. Il quotidiano osserva che l'amministrazione di Donald Trump, attraverso la linea 'America First', ha introdotto dazi anche verso alleati storici e assunto posizioni che, a suo giudizio, hanno indebolito la credibilità dell'ordine multilaterale che la Foip mira a sostenere. Nel quadro regionale, il giornale avverte che una coalizione apertamente orientata al contenimento di Pechino rischierebbe di accentuare le divisioni nell'area, in un contesto in cui molti paesi mantengono rapporti economici stretti con la Cina.

Per il Mainichi, il nodo centrale resta il rapporto bilaterale tra Tokyo e Pechino, deterioratosi dopo le dichiarazioni della premier su un possibile scenario di crisi a Taiwan lo scorso novembre. In assenza di segnali concreti di rilancio del dialogo, conclude il quotidiano, la diplomazia giapponese rischia di restare ancorata a iniziative frammentarie, senza tradursi in una strategia di lungo periodo per la stabilità dell'Indo-Pacifico.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni