Con la definizione di nuovi protocolli, l'Iran spiana il transito delle navi cinesi a Hormuz proprio mentre Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping nel loro faccia a faccia a Pechino "hanno concordato sulla necessità che lo stretto rimanga aperto per garantire il libero flusso energetico", di cui il Dragone è il principale beneficiario.
Non è immediatamente chiaro in che misura la mossa modifichi la situazione sul campo, dato che Teheran aveva già indicato durante la guerra che le navi neutrali, in particolare quelle legate alla Cina, potevano transitare nello Stretto a condizione che si coordinassero con le forze armate iraniane. Ma è un segnale chiaro, e formale, verso Xi e le sue leve sul presidente americano per sbloccare il braccio di ferro nel Golfo tra Usa e Iran.
La decisione, diffusa dall'agenzia di stampa semi-ufficiale Fars, è giunta dopo le richieste del ministro degli esteri cinese e dell'ambasciatore di Pechino in Iran. Un funzionario della Marina dei Pasdaran ha riferito che da mercoledì trenta imbarcazioni hanno attraversato Hormuz col permesso di Teheran.
Le tensioni però restano, in particolare quando si tratta di navi di Paesi non neutrali. È il caso di quella sequestrata al largo delle coste degli Emirati Arabi nei pressi dello stretto di Hormuz, "presa da personale iraniano mentre era all'ancora", ha reso noto la società britannica di sicurezza marittima Vanguard Tech. Si tratterebbe della Hui Chuan, battente bandiera dell'Honduras, impiegata a supporto di attività ittica. Una conferma che i pasdaran continuano ad avere il controllo dello stretto, nonostante il bollettino del Centcom parli della distruzione del 90% della base industriale iraniana nel settore dei missili, della Marina e dei droni. Ma Teheran, ha ammesso il comandante del Centcom, "conserva una capacità di disturbo, fatta di azioni di molestia, attacchi con droni e razzi di fascia bassa, nonché un residuo sostegno a forze per procura". Quanto basta per tenere Hormuz sotto scacco.
Il conflitto, per ora congelato dalla tregua, sta facendo emergere intanto tensioni e divisioni nel mondo arabo. L'Arabia Saudita, che fa parte di un crescente allineamento con il Pakistan - con cui ha firmato un patto di difesa reciproca a settembre - Turchia ed Egitto, sostiene gli sforzi di mediazione guidati da Islamabad. Proprio Riad, secondo il Financial Times, ha discusso l'idea di un patto di non aggressione tra gli Stati del Medio Oriente e l'Iran nell'ambito dei colloqui con gli alleati su come gestire le tensioni regionali una volta terminata la guerra di Usa e Israele contro la Repubblica islamica. L'Arabia starebbe valutando come possibile modello il Processo di Helsinki degli anni '70, che contribuì ad allentare le tensioni in Europa durante la Guerra Fredda, mentre la regione si prepara a un Iran postbellico indebolito ma ancora percepito come una minaccia per i suoi vicini. Gli Stati del Golfo, in particolare, temono che una volta terminato il conflitto e ridotta la massiccia presenza militare americana nella regione, si ritroveranno accanto un regime islamico ferito e ancora più aggressivo. Anche perché i colloqui riservati per la pace sono concentrati sul programma nucleare iraniano, non sull'arsenale di missili e droni della Repubblica islamica né sul suo sostegno ai gruppi armati regionali, che rappresentano invece le principali preoccupazioni degli Stati arabi.
Gli Emirati invece sono stati la nazione del Golfo più aggressiva nei confronti dell'Iran, rafforzando sempre di più i rapporti con Israele dopo gli Accordi di Abramo. Fino a ricevere batterie di Iron Dome per intercettare missili e droni iraniani e a stendere il tappeto rosso durante la guerra per una "storica" visita segreta del premier Benjamin Netanyahu, che ha voluto rivelarla forse per cristallizzare alla luce del sole la nuova geografia di alleanze in Medio Oriente. Abu Dhabi, in evidente imbarazzo, non ha tuttavia gradito e ha addirittura smentito le notizie in merito per evitare ritorsioni da Teheran. Ma il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi non si è lasciato sfuggire l'occasione per accusare apertamente gli Emirati, durante il vertice Brics in India, di essere stati "direttamente coinvolti nell'aggressione contro il mio Paese", dopo aver avvisato che "coloro che colludono con Israele per seminare divisione saranno chiamati a risponderne".