Nuovo round di negoziati mentre continuano i raid israeliani in Libano
Oggi a Washington si svolge un nuovo round di colloqui tra le delegazioni di Libano e Israele, con la mediazione degli Stati Uniti. Questo incontro avviene in un contesto di tensioni crescenti, poiché la tregua del 16 aprile non è mai stata realmente rispettata. Sul terreno, infatti, proseguono i raid israeliani a sostegno dell'invasione di terra, mentre Hezbollah continua a opporsi.
Nelle ultime 24 ore, secondo il governo libanese, Israele ha ucciso 25 persone in Libano, tra cui sei minori. Questa mattina, l'esercito israeliano ha annunciato nuovi attacchi contro Hezbollah nel sud del paese, dopo aver emesso avvisi di evacuazione per otto villaggi, come riportato dall'IDF su Telegram.
Il portavoce dell'esercito israeliano, colonnello Avichay Adraee, ha dichiarato che "alla luce delle violazioni dell'accordo di cessate il fuoco da parte dell'organizzazione terroristica Hezbollah, l'IDF è costretta ad agire con la forza contro di essa, senza intenzione di causare danni alla popolazione".
Stamattina, tre persone sono rimaste ferite, di cui due in modo grave, nel nord di Israele a causa di un drone lanciato da Hezbollah che è caduto in un parcheggio a Rosh Hanikra, vicino al confine con il Libano. L'allarme antimissile non è stato attivato. Adraee ha sottolineato che "l'incidente costituisce una flagrante violazione degli accordi di cessate il fuoco da parte di Hezbollah".
Il disarmo di Hezbollah rimane un tema centrale nei negoziati. I media di Beirut ricordano che il nuovo round di incontri segue una serie di riunioni preparatorie tra gli ambasciatori dei due paesi negli Stati Uniti e settimane di pressioni militari e diplomatiche su Beirut affinché presenti "un piano credibile sulla propria capacità di disarmare Hezbollah".
Secondo il quadro negoziale sostenuto da Washington, il disarmo del movimento sciita filo-iraniano è considerato da Israele come una premessa fondamentale per qualsiasi accordo di sicurezza e per la possibilità di stabilire rapporti bilaterali più stabili con il Libano.
Le autorità libanesi, dal canto loro, mirano a collegare ogni passo verso il disarmo di Hezbollah a una riduzione concreta delle operazioni militari israeliane, al ritiro dalle aree occupate nel sud del Libano e alla fine delle incursioni quotidiane. Tuttavia, nessuna delle parti sembra disposta a fare la prima concessione visibile.
Hezbollah, che non partecipa ai colloqui ma rimane il principale attore politico-militare libanese, ha respinto il negoziato diretto con Israele e ha affermato che non accetterà eventuali risultati imposti a Washington.
Secondo il Consiglio nazionale libanese per la ricerca scientifica (CNR), Israele continua a demolire sistematicamente abitazioni e infrastrutture pubbliche nel sud del Libano, nonostante i contatti diplomatici in corso. Nelle tre settimane successive all'entrata in vigore della tregua del 16 aprile, sono state distrutte oltre 5.000 abitazioni e altre 5.000 danneggiate lungo la fascia di confine con Israele.
Israele sostiene che le operazioni siano dirette contro infrastrutture e attività militari di Hezbollah. Le demolizioni riguardano un'area che comprende 66 villaggi del Libano meridionale, che Israele punta a trasformare in una fascia cuscinetto inabitabile per la popolazione civile.
Il bilancio dei danni si aggiunge alla devastazione già provocata dalle settimane precedenti di guerra. Dall'8 ottobre 2023, oltre 230.000 abitazioni sono state colpite, mentre centinaia di migliaia di persone rimangono sfollate in diverse regioni del paese.
Parallelamente alle demolizioni, l'esercito israeliano continua a condurre raid aerei in Libano. Secondo fonti locali e organizzazioni di monitoraggio, nelle ultime tre settimane gli attacchi hanno causato un numero di morti pari a quello registrato nei 15 mesi successivi al cessate il fuoco del novembre 2024. Tra le vittime ci sono giornalisti, operatori sanitari, soccorritori della protezione civile, soldati dell'esercito libanese e numerosi civili, inclusi bambini.
Le autorità libanesi accusano Israele di voler modificare in modo permanente la geografia umana e urbana del sud del Libano, impedendo il ritorno della popolazione nelle località vicine al confine.