Robbins accusa il premier di aver forzato i controlli di sicurezza e di avere poi silurato Mandelson nonostante riserve dei servizi
È un "Keir Starmer alle corde" quello che emerge oggi dalle prime pagine di tutti i giornali britannici, Times in testa, all'indomani della devastante audizione in commissione parlamentare di sir Olly Robbins, ex segretario generale e numero uno dei funzionari del Foreign Office, sullo scandalo della nomina politica dell'ex ministro Peter Mandelson ad ambasciatore negli Usa.
Nomina che il premier laburista e il suo staff sono accusati di aver imposto a suo tempo a costo di forzare l'iter dei controlli a tutela della sicurezza nazionale sul vecchio amico del defunto faccendiere pedofilo Jeffrey Epstein, chiacchierato anche per i rapporti di consulenza passati con Cina e Russia ed esautorato alla fine dal cruciale incarico diplomatico nel giro di qualche mese solo dopo la deflagrazione pubblica delle ultime rivelazioni degli Epstein Files (sfociate nell'arresto dell'ex eminenza grigia del New Labour di Tony Blair).
La stampa evoca rinnovati malumori anche nella maggioranza e in seno allo stesso governo, mentre sottolinea come Robbins abbia messo pesantemente in discussione la linea difensiva intessuta dal primo ministro per sfuggire all'accusa di aver fuorviato deliberatamente il Parlamento e la sua pretesa di non essere stato informato sul risultato dell'iter di verifica.
Accusandolo, al contrario, di aver fatto pressione su di lui attraverso il proprio gabinetto per ottenere il via libera alla nomina di Mandelson all'inizio del 2025 - a designazione politica peraltro già formalizzata - salvo silurarlo nei giorni scorsi per non avergli riferito delle riserve espresse dai servizi di sicurezza nell'ambito delle procedure di controllo eseguite a posteriori.