Estero

Impennata dell'inflazione nel Regno Unito, governo laburista collega l'aumento al conflitto in Iran

L'ONS stima l'inflazione al 3,3% a marzo; l'opposizione conservatrice replica che era già al 3% a febbraio e accusa le politiche del Labour

22 aprile 2026
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È subito polemica politica sull'impennata dell'inflazione nel Regno Unito a marzo, stimata dal dato mensile dell'Office for National Statistics (ONS) al 3,3%, sullo sfondo dei primi effetti del terremoto che ha investito il mercato dell'energia e il commercio globale in seguito all'attacco degli Usa e di Israele contro l'Iran.

Il governo laburista di Keir Starmer - in affanno fra crisi di consensi, scandali e i precedenti dati economici negativi a livello nazionale - sottolinea il legame fra questa ennesima tegola e i contraccolpi del conflitto in Medio Oriente.

"Non è la nostra guerra, ma fa salire le bollette", ha commentato la cancelliera dello Scacchiere, Rachel Reeves, titolare delle finanze, ricordando come Starmer si sia rifiutato di coinvolgere il Regno Unito direttamente nei raid sull'Iran, a costo di provocare uno strappo con il grande alleato americano e con il presidente Donald Trump.

Secca, tuttavia, è la replica del cancelliere ombra dell'opposizione conservatrice, Mel Stride, secondo il quale l'evidente impatto della situazione geopolitica internazionale rappresenta una spiegazione solo parziale, visto che l'economia britannica arranca da mesi a vari livelli: come conferma il fatto che l'inflazione fosse già al 3% a febbraio, prima della guerra iraniana, ben oltre l'obiettivo del 2% fissato dalla Bank of England. La verità - secondo Stride - è che "la politica del Labour ha reso il nostro Paese più vulnerabile" ed esposto ai fattori esterni.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni