Si apre uno spiraglio di pace tra Israele e Libano, che terranno giovedì un secondo round di negoziati nonostante l'aria che tira sul terreno, con nuovi bombardamenti dell'esercito israeliano che anche oggi ha sbriciolato con l'esplosivo i villaggi di confine. E nonostante le minacce di Hezbollah, deciso a "spazzare via" la "linea gialla" imposta dai militari dello Stato ebraico e contrario a colloqui diretti.
Gli Stati Uniti non stanno a guardare: Washington "si sta adoperando per estendere il cessate il fuoco", ha rivelato il presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri, mentre l'account in lingua araba della Casa Bianca su X condivideva un video dell'intelligenza artificiale realizzato da un gruppo di attivisti. Nella sequenza, intitolata "Make Lebanon Great Again", il presidente Joseph Aoun e il primo ministro Nawaf Salam spezzano la scritta Iran che domina la mappa del Libano, con Donald Trump che alla fine si unisce ai due.
Aoun ha anticipato che i negoziati saranno condotti, per la parte libanese, dall'ex ambasciatore del Libano in Usa, Simon Karam, e che l'obiettivo di Beirut è quello di fermare le ostilità, porre fine all'occupazione israeliana in alcune regioni del sud del Libano e dispiegare l'esercito nei confini riconosciuti dalla comunità internazionale".
Hezbollah, favorevole al proseguimento della tregua che scadrà alla fine della settimana, ha fatto sapere tramite i suoi esponenti politici che esige il ritiro delle forze israeliane dal Libano meridionale. Il partito di dio, che invita Aoun a rinunciare ai colloqui diretti con Tel Aviv, ha annunciato che i suoi miliziani "infrangeranno" la linea gialla, "facendo valere il nostro legittimo diritto di difenderci e di difendere il nostro Paese".
La mappa pubblicata ieri dall'esercito israeliano, nella quale si ridisegna de facto la Linea blu di demarcazione dell'Onu, viene bollata dai media del Paese dei cedri come "un'annessione di territori libanesi, incluse le zone controllate da Israele in Siria". Si tratta di centinaia di chilometri quadrati lungo la Linea blu, e include oltre 30 città e villaggi, i principali segnalati dagli stessi militari di Israele. Secondo le stime, la nuova zona cuscinetto imposta dal'Idf si mangia quasi il 6% dell'intero territorio libanese, il 5,8% per essere precisi.
I militari israeliani hanno ammonito i residenti a non tentare di rientrare: del resto di molti villaggi sono rimaste solo le macerie. Anche oggi, sono stati fatti saltare in aria diversi edifici in alcune località oltre confine. Secondo Amnesty International gli atti che prendono di mira abitazioni, luoghi di culto e cimiteri, potrebbero costituire crimini di guerra. Ma la distruzione di queste decine di villaggi non si limita alla scomparsa delle case, si legge negli editoriali dei quotidiani libanesi: "far saltare in aria un villaggio significa distruggere un patrimonio a volte secolare ma anche cancellare tradizioni, una memoria, quella di intere famiglie, attraverso diverse generazioni". Lo zaatar che cresceva in giardino, una delle spezie più celebri dell'intera regione, sarà per molti solo un lontano ricordo.