Ghalibaf parla di progressi ma giudica l'intesa lontana: mancano fiducia e punti chiave; cessate il fuoco accettato e bilanci dei morti divergenti
I colloqui di pace tra Iran e Stati Uniti hanno "fatto progressi" ma un accordo definitivo è "ancora lontano", ha dichiarato il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf.
"Siamo ancora lontani dalla conclusione delle discussioni", ha detto Ghalibaf in un'intervista alla televisione di Teheran. "Abbiamo fatto progressi nei negoziati, ma rimangono molte divergenze e alcuni punti fondamentali sono ancora irrisolti", ha aggiunto il leader iraniano.
Durante l'incontro dell'11 e 12 aprile di Islamabad (il più alto livello tra i due paesi dalla Rivoluzione iraniana del 1979) "abbiamo sottolineato che non abbiamo assolutamente fiducia negli Stati Uniti", ha affermato Ghalibaf. "Gli Usa devono prendere la decisione di guadagnarsi la fiducia del popolo iraniano", ha continuato, aggiungendo: "Devono abbandonare l'unilateralismo e lo spirito di imposizione nel loro approccio al dialogo".
Ghalibaf ha quindi sottolineato che l'Iran ha accettato il cessate il fuoco di due settimane entrato in vigore l'8 aprile solo perché gli Stati Uniti lo avevano richiesto. "Eravamo vittoriosi sul campo, il nemico non aveva raggiunto nessuno dei suoi obiettivi e l'Iran controllava anche lo Stretto di Hormuz", ha detto. "Se abbiamo accettato il cessate il fuoco è stato perché loro avevano accettato le nostre richieste".
Intanto la Fondazione statale iraniana per i martiri e gli affari dei veterani ha detto che la guerra con gli Stati Uniti e Israele ha causato la morte di oltre 3400 persone nella Repubblica islamica. Il capo della Fondazione, Ahmad Mousavi, citato dall'agenzia di stampa ISNA, ha affermato che 3.468 "martiri sono caduti durante il recente conflitto".
Un precedente bilancio, diffuso il 12 aprile dal capo dell'Organizzazione iraniana di medicina legale, parlava di 3375 morti in Iran a causa della guerra. L'agenzia di stampa statunitense HRANA (Human Rights Activists News Agency) ha dichiarato il 7 aprile che almeno 3636 persone sono state uccise, tra cui 1701 civili - di cui almeno 254 bambini - oltre a 1221 militari e 714 persone il cui status non è stato classificato.