Navi sorprese dal conflitto di tweet e cannoniere: almeno tre quelle colpite. Decine di imbarcazioni respinte e transiti ridotti del 95%

Lo Stretto di Hormuz è aperto, anzi no: contrordine. Non è durata neanche 24 ore la riapertura totale del braccio di mare conteso, che subito la Marina iraniana ne ha ripreso il controllo.
A farne le spese sono state parecchie navi colte di sorpresa nel fuoco incrociato dei tweet Usa-Iran e costrette al dietrofront. Qualcuna - almeno tre - è stata bersagliata anche da veri proiettili, fortunatamente senza conseguenze. Il caos.
Sono le cronache del giorno dopo la riapertura-lampo, che sembrano in realtà quelle del giorno prima: da qui non si passa. O meglio: qualcuno c‘è anche riuscito – una dozzina, tra cui la nave da crociera italiana Msc Euribia – ma la gran parte ha dovuto girare rapidamente il timone e tornare sulla propria scia.
È capitato per esempio a due petroliere indiane, tra cui una colossale Vlcc – una nave lunga come la Tour Eiffel e larga come un campo di calcio – respinte da una sola bordata di avvertimento sparata dalla Marina iraniana: col suo carico di due milioni di barili di petrolio iracheno ha dovuto fare dietrofront verso ovest, per la rabbia di Nuova Delhi che ha convocato subito l'ambasciatore iraniano.
È andata peggio ad almeno altre due mercantili, contro cui le cannoniere pasdaran hanno aperto direttamente il fuoco. Nessuno s’è fatto male, ha fatto sapere l'Ufficio britannico per le operazioni marittime, ma la navigazione è stata interrotta.
Una portacontainer a 25 miglia nautiche dall'Oman è stata colpita da un "proiettile sconosciuto", danneggiando il carico ma senza incendi a bordo. Un altro capitano ha avvistato uno "spruzzo" in acqua vicino al suo vascello, e ha subito avvisato le autorità. Segnali di nervosismo ma soprattutto di confusione e paura, frutto delle imprevedibili ambiguità diplomatiche di questa crisi.
Apparentemente s‘è giocato tutto sul filo del calendario, se non proprio dell'orologio. A Hormuz, in tempo di pace, passavano oltre 100 navi al giorno. Da quando gli iraniani hanno messo il blocco, poi ’doppiato‘ dalla Marina statunitense (che oggi rivendicava di aver fermato 23 imbarcazioni), il numero dei transiti è diminuito del 95%.
Chi era fuori dal Golfo Persico è rimasto fuori, ma chi era dentro non è più potuto uscire. Bisogna immaginare centinaia di navi – quasi 800 secondo le stime della Bbc – ferme da giorni nei porti, stracariche di merce, in attesa del via libera. Che è arrivato, un po’ a sorpresa, proprio ieri.
Chi ha potuto farlo in fretta, dunque, ha salpato subito l'ancora e ha diretto la prua verso lo Stretto. C'è riuscita per esempio la Celestyal Journey, una nave da crociera di bandiera maltese che dopo 47 giorni di ormeggio a Dubai è riuscita a guadagnare il mare aperto, o l'italiana Msc Euribia ferma da un mese e mezzo nel Golfo, o le due Mein Schiff della compagnia Tui Cruises, che all'ora di pranzo già doppiavano il capo di Musandam, l'estremità settentrionale dell'Oman, risultando di fatto già fuori.
Ma durante la notte lo scenario è cambiato ancora: Teheran ha minacciato di sbarrare tutto di nuovo se fosse proseguito il blocco Usa dei suoi porti, Trump ha tenuto il punto, ed ecco il nuovo annuncio di blocco dei pasdaran. Sulle radio di bordo è risuonato il messaggio della marina iraniana e chi era già abbastanza avanti è passato, gli altri hanno fatto dietrofront.
Tirando le somme, sono oltre 12, scrive Reuters sul sito, le navi che sono riuscite a infiltrarsi negli interstizi della diplomazia: perlopiù navi vecchie, non occidentali, tre anche soggette a sanzioni. I dati di tracciamento hanno mostrato cinque navi cariche di gas naturale liquefatto provenienti da Ras Laffan, in Qatar, in avvicinamento allo stretto stamattina: nessun carico di Gnl ha attraversato il canale da quando è iniziata la guerra tra Stati Uniti e Israele con l'Iran il 28 febbraio. La crisi sembrava in via di risoluzione: si è tornati al via.