Incontri diretti tra i due Paesi dopo decenni, ma Hezbollah si oppone.
Si sono aperti a Washington i colloqui tra Israele e Libano, i primi incontri diretti dal 1993, con l'obiettivo di trovare una soluzione diplomatica al conflitto in corso. Marco Rubio, mediatore e anfitrione dei negoziati, ha espresso ottimismo, definendo l'incontro "un'opportunità storica". Il segretario di Stato americano ha sottolineato la complessità della situazione, auspicando progressi significativi.
Il rappresentante israeliano Yechiel Leiter ha dichiarato che entrambe le parti sono unite nel desiderio di liberare il Libano dall'influenza di Hezbollah. Al termine delle discussioni, un comunicato congiunto ha parlato di "discussioni costruttive" e dell'intenzione di avviare negoziati diretti in futuro. Tuttavia, Hezbollah ha già dichiarato che non rispetterà alcun accordo derivante dai colloqui, rivendicando attacchi contro diverse città israeliane.
Il presidente libanese Joseph Aoun ha espresso la speranza che l'incontro possa segnare l'inizio della fine delle sofferenze del popolo libanese, pur sottolineando che la stabilità non sarà possibile finché Israele continuerà a occupare territori libanesi. Dal canto suo, il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar ha ribadito la volontà di raggiungere la pace, indicando Hezbollah come il principale ostacolo.
Nonostante le buone intenzioni, il percorso verso la pace appare complesso. Gli Stati Uniti hanno esercitato pressioni su Israele per ridurre le tensioni, ma il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha rifiutato di sospendere l'offensiva contro Hezbollah. Intanto, i ministri degli Esteri di 17 Paesi hanno esortato Israele e Libano a cogliere l'opportunità del negoziato, condannando gli attacchi di entrambe le parti.
Il conflitto ha già causato un alto numero di vittime: oltre 2.124 morti in Libano, tra cui 168 bambini, e circa un milione di sfollati. Gli scontri continuano, con Hezbollah che ha recentemente colpito diverse città israeliane, mentre l'Idf ha invitato la popolazione a rimanere vigile di fronte a possibili nuovi attacchi.