Estero

FMI: le stime per i principali paesi e regioni

14 aprile 2026
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Il Fondo monetario internazionale ha tagliato oggi le stime di crescita globale per il 2026 e confermato quelle per il prossimo.

In dettaglio, nel suo ultimo World Economic Outlook (WEO) l'FMI prevede che nell'area dell'euro la crescita è attesa scendere dall'1,4% del 2025 all'1,1% nel 2026 e all'1,2% nel 2027; la previsione è stata rivista al ribasso dello 0,2% ogni anno rispetto alle stime di gennaio.

Per la Germania le stime sono di +0,8% e +1,2%, con tagli di 0,3 punti percentuali per ogni anno. Il PIL della Francia è previsto a +0,9% e a +0,9%, con revisioni al ribasso d 0,1 e 0,3 punti. Per l'Italia l'FMI ha ribassato le stime di crescita allo 0,5% nel 2026 e nel 2027, con cali di 0,2 punti per ciascun anno, mentre per la Spagna al 2,1% e all'1,8%, con limature di 0,2 punti nel 2026 e di 0,1 punti nel 2027. Per la Gran Bretagna la crescita pronosticata è rispettivamente dello 0,8% e del 1,3% (-0,5 e -0,2 punti)

Per quel che concerne gli USA il Fondo ha limato la crescita di 0,1 punti al 2,3% nel 2026; per il 2027 l'ha invece alzata di altrettanto al 2,1%. Per il Giappone ha confermato l'attesa di un più 0,7% sul PIL 2026 e un più 0,6% sul 2027.

Quanto alla Cina, nel 2026 la crescita è stata abbassata di 0,1 punti percentuali al 4,4%. Per il 2027, invece, è confermato un +4%; ciò rappresenterebbe uno dei punti più bassi degli ultimi decenni della impetuosa crescita del Dragone.

Per l'India l'FMI ha alzato di 0,1 punti le attese sul 2026 e il 2027, in entrambi i casi a +6,5%. Ha poi aumentato di 0,3 punti la previsione di crescita economica di quest'anno della Russia all'1,1% e di 0,1 punti quella sul prossimo, sempre all'1,1%.

Infine, per quanto riguarda la regione al centro del conflitto, l'FMI ha rivisto al ribasso la crescita per il 2026 in Iran di 7,2 punti percentuali rispetto a gennaio, a -6,1%, mentre quella per il 2027 è stimata al rialzo di 1,6 punti, al 3,2%, frutto di un rimbalzo post-bellico, in un'inflazione pari al 68,9% e al 39,6%. Al contrario, le previsioni su Israele sono di un PIL al 3,5% quest'anno e al 4,4% nel prossimo, con dinamiche dei prezzi rispettivamente al 2,3% e al 2,1%.

In Medio Oriente e in Asia centrale la crescita diminuirà dal 3,6% nel 2025 all'1,9% nel 2026, per poi riprendersi al 4,6% nel 2027, in quanto la regione subirà l'impatto più diretto del conflitto. Per i paesi esportatori di materie prime, più direttamente colpiti, la diminuzione di produzione ed export implica una severa revisione al ribasso delle proiezioni di crescita del PIL per il 2026, a seconda dell'entità dei danni subiti dalle infrastrutture energetiche e di trasporto, nonché della dipendenza dallo Stretto di Hormuz e della disponibilità di rotte di esportazione alternative.

La contrazione della crescita del PIL per il 2026 è quindi più marcata per Bahrein, Iran, Iraq, Kuwait e Qatar e meno significativa per Oman, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Per tutte queste economie si prevede una ripresa della crescita nel 2027, sulla base dell'ipotesi che la produzione di energia e i trasporti si possano normalizzare nei prossimi mesi, un'ipotesi che potrebbe dover essere rivista se la durata del conflitto si prolungasse e l'entità dei danni subiti venisse rivalutata.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni