Estero

Giappone introduce l'affido condiviso dopo quasi ottant'anni

La riforma del codice civile consente affido esclusivo o condiviso, introduce misure contro il mancato pagamento degli assegni e solleva timori per le vittime di violenza

1 aprile 2026
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Entra in vigore in Giappone, a quasi ottant'anni dall'ultima revisione, la riforma del codice civile che introduce l'affido condiviso dei figli in caso di divorzio, segnando la prima modifica in materia dal 1947.

La nuova normativa consente ai genitori separati di scegliere tra affido esclusivo e condiviso, con l'obiettivo dichiarato di garantire il coinvolgimento di entrambi nella crescita dei minori. In precedenza, la responsabilità genitoriale veniva attribuita a un solo genitore, nella maggior parte dei casi la madre. Una prassi che aveva esposto il Paese a critiche internazionali per i casi di sottrazione di minori, rendendo il Giappone un'eccezione tra le democrazie industrializzate.

La riforma, applicabile anche retroattivamente, prevede che siano i genitori a concordare le modalità di affido; in caso di mancato accordo, la decisione spetta al tribunale per la famiglia, che può disporre l'affido esclusivo nei casi accertati di violenza domestica.

Nel regime condiviso, le decisioni di maggiore rilevanza - dalla residenza dei figli al percorso scolastico - devono essere assunte congiuntamente, mentre la gestione delle questioni quotidiane resta al genitore convivente.

Secondo il ministero della Giustizia, nel 2021 i minori con genitori divorziati erano circa 180 mila. I sostenitori della riforma sottolineano come il provvedimento rafforzi il diritto dei figli a mantenere relazioni con entrambi i genitori e introduca strumenti per contrastare il mancato pagamento degli assegni di mantenimento, tra cui versamenti provvisori pari a 20.000 yen mensili (circa 100 franchi) per figlio e la possibilità di pignoramento dei beni del genitore inadempiente.

Non mancano tuttavia le critiche. Associazioni a tutela delle vittime di violenza domestica esprimono preoccupazione per il rischio che l'affido condiviso possa costringere le vittime a mantenere contatti con ex partner abusivi. "Gli abusi psicologici tendono a essere sottovalutati dai tribunali giapponesi", ha dichiarato all'agenzia AFP Shiho Tanaka, responsabile di un gruppo di supporto per genitori single. Dello stesso avviso l'avvocata Harumi Okamura, secondo cui il sistema di mediazione "privilegia l'ascolto paritario delle parti e, in nome della neutralità, non segnala i comportamenti abusivi".

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni