Estero

G7 "pronto ad agire" sullo shock energia

30 marzo 2026
|

"Siamo pronti ad adottare tutte le misure necessarie in stretto coordinamento": non va oltre la dichiarazione d'intenti il meeting del G7 finanze-energia nel pieno dello shock energetico dovuto alla guerra in Medio Oriente: no, per ora, a un nuovo rilascio di riserve strategiche per calmierare i prezzi. Ma almeno i Sette hanno messo nero su bianco un comunicato congiunto: non era scontato.

Era l'11 marzo scorso quando il rilascio di 400 milioni di barili di riserve strategiche di petrolio aveva appena temperato i prezzi. Nel frattempo il petrolio brent è risalito ai livelli di partenza oltre 115 dollari al barile, il doppio dei livelli pre-guerra, con il prezzo del gas anch'esso raddoppiato a poco meno di 60 dollari.

Oggi, nonostante alcuni ministri partecipanti abbiano invocato un ulteriore rilascio di riserve, arrivano solo propositi dalla video-conferenza dei ministri delle finanze e dell'energia di Germania, Canada, Stati Uniti, Francia, Italia, Giappone e Regno Unito. C'è l'accordo per un comunicato finale, che secondo fonti finanziarie era stato in forse: non farlo avrebbe segnalato una spaccatura fra gli USA da una parte, autonomi nell'energia, e i Paesi europei e asiatici largamente dipendenti dall'import.

Il comunicato del G7 a guida francese promette il necessario per "preservare la stabilità e la sicurezza del mercato energetico" e "un'azione internazionale coordinata", ora che - come ha spiegato il ministro giapponese Satsuki Katayama - è certo l'impatto della guerra sull'economia e si teme anche per la stabilità finanziaria globale. Gli USA, fra colloqui di pace e ipotesi sempre più concreta di "boots on the ground", hanno raccolto il consenso del G7 nel sottolineare "l'importanza di flussi commerciali sicuri e ininterrotti", sicurezza della navigazione e protezione delle rotte e infrastrutture marittime.

L'Europa ottiene il riferimento all'"incrollabile sostegno" a Kiev sotto attacco dalla Russia e a una "pace giusta e duratura in Ucraina". Non scontato, dopo i segnali crescenti di disimpegno di Washington. "Molti hanno sottolineato che la Russia non dovrebbe trarre vantaggio da questa crisi e che è necessario mantenere alta la pressione", racconterà poi il commissario Ue all'Economia Valdis Dombrovskis.

Tutto dipenderà dagli sviluppi di una guerra all'Iran che, secondo il direttore esecutivo dell'Aie Fatih Birol, ha creato "la minaccia alla sicurezza energetica più grande nella storia". Ma sulle due sponde dell'Atlantico, oltre che del Pacifico, si hanno occhi diversi sulla crisi. Scott Bessent, il segretario del Tesoro di Trump, assicura che gli USA "riprenderanno il controllo" dello Stretto di Hormuz. Il presidente uscente della Fed Jay Powell parla di aspettative d'inflazione "ben ancorate" senza nemmeno citare la crisi in Medio Oriente.

In Europa, largamente dipendente dall'import di gas e petrolio, le aspettative d'inflazione invece volano ai massimi da fine 2023. A differenza degli USA, è pressante la prospettiva di una stretta monetaria con l'inflazione in Germania decollata dal 2 al 2,8% solo nel mese di marzo. La BCE è sempre più sotto pressione.