Al Question Time difende le decisioni sulle licenze del ministro Ed Miliband e propone rinnovabili e nucleare per evitare dipendenze da Iran o Russia
"Una de-escalation" nella guerra con l'Iran è l'obiettivo "più importante" in questa fase, anche per frenare l'impennata dei costi globali dell'energia e il loro impatto sulle bollette britanniche. Lo ha ribadito il premier laburista Keir Starmer nel Question Time di mercoledì alla Camera dei Comuni, nell'ambito di un acceso botta e risposta con la leader dell'opposizione conservatrice Kemi Badenoch sullo stop nelle estrazioni di petrolio e gas nelle acque britanniche del Mare del Nord.
Badenoch ha contestato il premier sul mancato via libera a una nuova licenza d'estrazione in Scozia, accusandolo di nascondersi "pateticamente" dietro le prerogative del ministro dell'Energia, Ed Miliband.
Accuse a cui Starmer ha replicato richiamandosi insistentemente alla "legge" che assegna il potere normativo sulle licenze al titolare dell'Energia ed evocando la necessità di puntare in prima battuta "sulle fonti rinnovabili e sul nucleare" per evitare che la sicurezza energetica del Paese venga condizionata da produttori petroliferi quali "Iran o Russia". Ma soprattutto rinfacciando alla leader Tory di avere inizialmente cercato di spingere il Regno Unito a entrare in guerra contro l'Iran al fianco di Usa e Israele, salvo fare poi "marcia indietro". Una guerra in cui "io ho invece deciso di non trascinare il Paese" in nome "dell'interesse nazionale", puntando al contrario su una strategia di "sicurezza collettiva concordata con gli alleati", ha rivendicato Sir Keir.