Economia, welfare, pressione fiscale e clima. Sono stati questi i temi che hanno polarizzato l'intensa campagna elettorale in Danimarca, dopo l'annuncio della premier socialdemocratica Mette Fredriksen di indire il voto anticipato. E al centro del dibattito ci sono stati per oltre un mese anche i maiali.
Il destino dei 28 milioni di suini prodotti annualmente è diventato infatti il baricentro inaspettato della campagna elettorale, con il paese spaccato tra ambizioni "verdi" e sopravvivenza rurale. Al centro del dibattito c'è stato il "Green Tripartite" (Grøn Tripartite-aftale), l'accordo storico che prevede la prima carbon tax al mondo sulle emissioni del bestiame con un costo per gli allevatori che potrebbe superare i 40 euro per tonnellata di CO2 nel 2030, salendo a 100 nel 2035.
Frederiksen, in cerca del terzo mandato, ha difeso l'accordo pur proponendo nuove restrizioni per proteggere l'acqua potabile dai pesticidi agricoli. Il resto del fronte politico si è frammentato con la Sinistra radicale che ha chiesto un "pig stop" urgente, ovvero il divieto assoluto di espandere o costruire nuovi allevamenti.
Il partito ecologista Alternativa ha proposto un taglio dell'86% della produzione suina limitandola al solo fabbisogno nazionale. La destra populista guidata da Morten Messerschmidt (Partito popolare danese), ha invece definito la tassa "dannosa per l'economia", senza un reale impatto sul clima globale. I liberali di Troels Lund Poulsen (Venstre, Danmarks liberale parti) sono anche loro favorevoli a mantenere lo status quo.
In uno stacco dal duello tv tra Fredriksen e Poulsen le telecamere hanno immortalano i sostenitori dei loro due partiti fuori dagli studi, mostrando una persona travestita da maiale gigante che balla tra la folla. È Iben Tergaard, una ingegnere di 70 anni che racconta all'ANSA: "sono qua per portare all'attenzione la condizione degli animali in Danimarca, soprattutto i maiali che fanno una vita miserabile".
Oltre alla questione etica è l'inquinamento del suolo e delle fonti idriche che preoccupa molti danesi: "Siamo stanchi del fatto che i nostri bambini non possano fare il bagno o pescare e questo è perché dobbiamo allevare milioni di suini: una follia", ha rimarcato Tage Neergaard.
Il voto danese non è stato quindi solo un test sulla tenuta dei socialdemocratici, ma sul futuro del modello agricolo europeo.