Meno riserve di gas per il prossimo inverno con l'obiettivo di ridurre la domanda e non aumentare ulteriormente i prezzi. L'Europa assediata dal caro energia corre ai ripari e sceglie una strada apparentemente rischiosa ma quasi obbligata. In una lettera inviata ai 27, il commissario all'Energia Dan Jorgensen ha invitato tutti i Paesi membri ad abbassare gli obiettivi di stoccaggio di gas dal 90% all'80% in vista del prossimo inverno. In un momento in cui "l'offerta è tesa" è meglio usare "la flessibilità", ha suggerito il commissario danese.
La lettera è stata spedita mentre i Paesi membri, come ormai accade dal 2022, stanno cominciando a riempire gli stock di gas con il finire dell'inverno e in vista del prossimo, seguendo un programma che ha permesso all'Europa, in pochi anni, di sganciarsi dal gas russo. Jorgensen, nella missiva diffusa dal Financial Times, ha consigliato ai Paesi di iniziare gradualmente a riempire le riserve per evitare una "corsa di fine estate" che metterebbe pressione sui mercati, aspettando al contempo fino al 1 dicembre - un mese più tardi rispetto al previsto - per raggiungere gli obiettivi di stoccaggio. La mossa, ha rassicurato, Palazzo Berlaymont, non mette a rischio le case e le imprese europee il prossimo inverno. L'80% di stock è ritenuto sufficiente. Più allarmante è invece l'impennata dei prezzi del gas, aumentata in Europa in media del 21,5%.
Eppure, l'iniziativa della Commissione tradisce la crescente preoccupazione che nell'esecutivo Ue sta montando sull'impatto della guerra in Iran e nel Golfo. Il Qatar ha già avvertito che ci vorranno 5 anni per tornare ai livelli di export pre-guerra. L'Iraq, ormai pienamente coinvolto negli attacchi, ha dichiarato lo stato di forza maggiore su tutti i giacimenti petroliferi sviluppati da compagnie petrolifere straniere, ordinando la chiusura totale della produzione nelle aree di concessione interessate, senza alcun risarcimento previsto dai termini contrattuali. Il colpo sferrato ai Paesi del Golfo è duplice: agli attacchi ai giacimenti di petrolio e gas si aggiunge la chiusura del passaggio nello Stretto di Hormuz.
La crisi dell'export ha indotto a muoversi anche la Casa Bianca, che ha deciso di allentare le sanzioni per il greggio iraniano. In un lungo post sui social media il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato che gli Usa permetteranno la vendita del petrolio di Teheran bloccato in mare. Si tratta - ha sottolineato Bessent -. di un'autorizzazione "a breve termine, mirata e circoscritta. Al momento, il petrolio iraniano soggetto a sanzioni viene accumulato dalla Cina a prezzi stracciati. Sbloccando temporaneamente questa offerta già esistente e rendendola disponibile al mondo intero, gli Stati Uniti immetteranno rapidamente sui mercati globali circa 140 milioni di barili di petrolio".
La mossa è arrivata mentre l'Iran sta inviando messaggi di facile interpretazione: sono l'Europa e gli Usa gli obiettivi della guerra dell'energia di Teheran. Il regime ha infatti fatto sapere di valutare l'apertura di Hormuz per le navi giapponesi. Quelle cinesi, nonostante la scarsa sicurezza della navigazione nello Stretto, hanno già un sostanziale placet. Secondo gli Usa, dopo gli ultimi bombardamenti americani nell'area la capacità dell'Iran di minacciare le navi nello Stretto di Hormuz è diminuita. Eppure, un altro fronte potrebbe aprirsi, quello dello Stretto di Bab-al-Mandeb che separa Gibuti dallo Yemen, nel mar Rosso. Dove gli Houthi, alleati dell'Iran, hanno già avvertito che potrebbero intervenire soprattutto se Donald Trump deciderà di invadere l'isola di Kharg.