Estero

USA: taglia da 10 mio su leader iraniani, ma regime lancia sfida

13 marzo 2026
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Resta ancora invisibile la nuova Guida suprema dell'Iran, Mojtaba Khamenei. A parte un messaggio scritto letto dalla televisione di Stato, il nuovo nemico numero uno di Stati Uniti e Israele non si è ancora mostrato in pubblico dal giorno della sua nomina, tanto meno dal giorno in cui un raid israelo-americano all'inizio della guerra ha ucciso suo padre Ali e ferito lui stesso.

"È spaventato, è ferito, è in fuga" e "probabilmente sfigurato", ha detto il capo del Pentagono Pete Hegseth, secondo cui la nuova leadership iraniana è "disperata e nascosta". "Si sono rifugiati sottoterra, rannicchiati. Come i topi", ha infierito il segretario alla guerra chiedendosi "chi è al comando? Forse nemmeno l'Iran lo sa".

Tanto che Washington ha deciso di offrire una ricompensa da 10 milioni di dollari (7,9 milioni di franchi al cambio attuale) a chi fornisca informazioni utili sulla Guida suprema e altre figure di spicco della Repubblica islamica. A partire dal nuovo uomo forte dell'Iran, Ali Larijani, capo del Consiglio per la sicurezza nazionale, e passando al consigliere militare di Khamenei, Yahya Rahim Safavi, al ministro dell'interno Eskandar Momeni e al ministro dei servizi segreti Esmail Khatib.

A Teheran però vogliono che sia chiaro chi comanda. E quella parte di apparato del regime scampato finora alle bombe ha sfidato spie, telecamere e bombe del nemico mostrandosi in strada in occasione della Giornata di Quds, l'annuale "Giornata di Gerusalemme" istituita in solidarietà con i palestinesi e contro l'occupazione israeliana della città santa.

"Signor Hegseth! I nostri leader sono stati, e sono tuttora, tra la gente. Ma i vostri leader? Sull'isola di Epstein!", ha replicato sferzante sulla rete sociale X lo stesso Larijani, in prima fila, nonostante la taglia che ormai pende sulla sua testa, tra i manifestanti che scandivano slogan contro il presidente statunitense Donald Trump e il premier israeliano Benyamin Netanyahu calpestando i loro ritratti.

In piazza si sono fatti vedere a volto scoperto anche il presidente Masoud Pezeshkian, il capo della magistratura Gholam-Hossein Mohseni-Ejei, il ministro degli esteri Abbas Araghchi e altri ancora, anche quando le bombe cadevano sulla capitale iraniana, a pochi passi dal corteo.

Secondo l'emittente statale in lingua inglese Press TV, una donna è morta dopo essere stata colpita dalle schegge dell'attacco. "Gli iraniani resteranno sempre saldi e non si piegheranno mai di fronte ad attacchi codardi. La reazione dei manifestanti al bombardamento di Teheran di oggi è un incubo per gli aggressori", ha commentato il capo della diplomazia iraniana su X, pubblicando il video della folla inferocita che inneggiava ad Allah e alla defunta Guida suprema Ali Khamenei davanti alla colonna di fumo nero causato dal raid. "Il problema di Trump - ha rincarato Larijani alla televisione - è che non capisce che il popolo iraniano è una nazione coraggiosa, una nazione forte e determinata: più aumenterà la pressione, più la determinazione degli iraniani si rafforzerà".

E mentre si moltiplicano le speculazioni sulle reali condizioni di salute del nuovo ayatollah Khamenei, anche i Guardiani della rivoluzione vogliono mettere in chiaro il loro potere. E minacciano: eventuali proteste di piazza aizzate dal nemico riceveranno "una risposta ancora più devastante di quella dell'8 gennaio". Quando la repressione dei Guardiani causò migliaia di morti.