Estero

G7 pronto a usare le riserve strategiche di petrolio

9 marzo 2026
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Il G7 (Gruppo dei sette, di cui fanno parte Canada, Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Giappone e Stati Uniti) valuta il ricorso alle riserve strategiche di petrolio per contenere l'impennata dei prezzi provocata dalla guerra nel Golfo, con il greggio arrivato fino a 120 dollari (93,55 franchi al cambio attuale) al barile nelle prime ore della giornata.

I ministri delle finanze dei sette hanno discusso un possibile rilascio coordinato degli stock per stabilizzare i mercati energetici, ma una decisione ancora non c'è. Il dossier passerà ora ai ministri dell'energia del G7, attesi domani a un nuovo confronto. Intanto cresce l'allarme per le ricadute economiche della crisi con il commissario europeo all'economia Valdis Dombrovskis che evoca il pericolo di uno "shock stagflazionistico sostanziale".

I ministri delle finanze del G7 hanno intanto assicurato che continueranno a monitorare da vicino gli sviluppi nei mercati energetici e che sono pronti ad adottare "tutte le misure necessarie", compreso appunto lo svincolo delle scorte, per sostenere l'offerta globale di energia.

L'ipotesi più discussa riguarderebbe, secondo il quotidiano economico finanziario britannico Financial Times, la liberazione di una quota tra i 300 e i 400 milioni di barili, pari a circa il 25%-30% delle scorte, sotto l'egida dell'Agenzia internazionale dell'energia (Aie). Sarebbe uno degli interventi più ampi mai realizzati, con un meccanismo usato solo in cinque occasioni negli ultimi decenni: durante la prima guerra del Golfo, dopo l'uragano Katrina, con il blocco della produzione in Libia e due volte dopo l'invasione russa dell'Ucraina.

Secondo l'Aie, i paesi membri dispongono complessivamente di oltre 1,2 miliardi di barili di scorte pubbliche di emergenza, a cui si aggiungono circa 600 milioni di barili detenuti dall'industria in base a obblighi governativi. Il direttore esecutivo dell'agenzia, Fatih Birol, ha avvertito al G7 che la situazione presenta "rischi significativi e crescenti per il mercato", anche a causa delle riduzione della produzione petrolifera nella regione e la difficoltà di transito nello Stretto di Hormuz, dove restano bloccate 157 navi, di cui 98 petroliere. Le scorte petrolifere mondiali complessive sono invece stimate nell'ordine degli 8,2 miliardi di barili.

"L'uso delle riserve strategiche è un'opzione in fase di valutazione", ha segnalato anche il presidente francese Emmanuel Macron, che ha poi annunciato una futura missione all'esame di natura "puramente difensiva" per riaprire lo stretto di Hormuz e scortare le navi "dopo la fine della fase più calda del conflitto" in Medio Oriente.

Sul piano politico l'intesa per usare le scorte strategiche non sembra però completa: "Non ci siamo ancora", ha ammesso il ministro delle finanze francese Roland Lescure arrivando all'Eurogruppo (i ministri delle finanze dei ventuno Stati membri dell'UE che hanno adottato l'euro) a Bruxelles, sottolineando però che resta tra le opzioni sul tavolo. I governi, ha assicurato comunque, sono "pronti a prendere tutte le misure necessarie, anche ricorrendo alle riserve strategiche, per stabilizzare i mercati".

Dal Cremlino il presidente russo Vladimir Putin, intanto, ha affermato che Mosca è pronta a cooperare con i paesi europei per stabilizzare il mercato energetico, a condizione che da parte dell'Europa arrivi "un segnale". Secondo Putin la produzione di petrolio nel Golfo Persico rischia di fermarsi completamente con la chiusura dello Stretto di Hormuz, mentre la Russia resterebbe "un fornitore affidabile".

Il dossier energetico è stato discusso anche dall'Eurogruppo. Il tema è planato anche sul tavolo dell'E6, il coordinamento tra le sei più grandi economie dell'UE (Germania, Francia, Italia, Spagna, Paesi Bassi, Polonia).

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni