Il portavoce Peskov ironizza sull'applicazione dell'articolo 5 della Nato; inchiesta segnala una task force del Cremlino per sostenere Orbán
Il portavoce della presidenza russa Dmitry Peskov ha commentato le minacce del presidente ucraino Volodymyr Zelensky all'indirizzo del primo ministro ungherese Viktor Orbán, affermando con ironia che i Paesi europei "dovrebbero applicare l'articolo 5 della Nato" a difesa di Budapest.
Peskov si è espresso con l'emittente televisiva Vesti sulle recenti esternazioni del presidente dell'Ucraina, che ieri ha espresso la speranza che il prestito Ue da 90 miliardi di euro a Kiev non venga bloccato da "una sola persona", alludendo al primo ministro ungherese Orbán. Zelensky ha poi aggiunto che, in caso di veto, avrebbe fornito l'indirizzo di "quella persona" alle forze armate ucraine, "affinché ci parlassero a modo loro".
Il Cremlino avrebbe intanto attivato una task force incaricata di interferire nelle elezioni ungheresi previste per l'aprile 2026 e garantire la permanenza al potere di Viktor Orbán. Lo rivela il giornalista investigativo ungherese Szabolcs Panyi sul portale di notizie Vsquare, citando fonti della sicurezza nazionale di tre diversi Paesi europei.
Tre esperti di tecnologia legati al Gru, l'intelligence militare di Mosca, dovrebbero essere inviati a Budapest sotto copertura diplomatica per operare direttamente dall'ambasciata russa. L'operazione sarebbe coordinata direttamente da Sergei Kiriyenko, primo vice capo di gabinetto di Vladimir Putin e architetto dell'infrastruttura di influenza russa. Secondo le fonti, il "modello" che Mosca intende applicare in Ungheria è quello già sperimentato in Moldavia: una strategia basata su reti di compravendita di voti, fabbriche di troll e agenti sul campo per influenzare le elezioni contro i candidati filoeuropei.
Nonostante i risultati parziali ottenuti contro Maia Sandu, l'infrastruttura di Kiriyenko sarebbe ora rivolta a Budapest. "Le informazioni sul tentativo del Cremlino di sostenere la campagna di Viktor Orbán - scrive Panyi - sono state condivise con i partner, e molte agenzie dell'Ue e della Nato ne sono probabilmente già a conoscenza e stanno osservando la situazione".
Nel frattempo l'ufficio stampa della Commissaria russa per i diritti umani, Tatyana Moskalkova, ha annunciato che a seguito di colloqui con l'omologo ucraino, Dmitry Lubinets, è stata adottata una decisione sul rimpatrio di un residente della regione di Kursk rapito dalle forze ucraine durante la loro incursione in questo territorio nell'estate 2024.
"A seguito degli accordi raggiunti sul piano umanitario tra i difensori civici russo e ucraino, e con l'assistenza del dipartimento militare russo, un altro residente del distretto di Sudžanskij, nella regione di Kursk, tornerà a casa", ha riferito l'ufficio stampa, citato dall'agenzia Tass.