Un altro paese è stato sfiorato dal gorgo che si è avvitato sul Medio Oriente a causa della guerra scatenata da Israele e Stati Uniti contro l'Iran: l'Azerbaigian ha denunciato un attacco con droni di Teheran, annunciando "ritorsioni".
Segni di ulteriore escalation, mentre sulla capitale iraniana insistono i bombardamenti della coalizione e i Pasdaran rispondono prendendo di mira tutti i paesi del Golfo, con il regime che si dice pronto a fronteggiare un'eventuale invasione di terra dei soldati americani.
E mentre si intensifica la pressione dell'esercito israeliano (IDF) sul Libano contro Hezbollah, la NATO ha riunito il suo Consiglio dopo il missile verso la Turchia, annunciando un rafforzamento della postura riguardo alle minacce balistiche.
"Un atto terroristico è stato perpetrato dall'Iran sul nostro territorio", ha denunciato il presidente azero Ilham Aliyev, aggiungendo che l'esercito ha ricevuto istruzioni di "preparare e attuare misure di ritorsione".
Secondo il Ministero della difesa droni sono caduti vicino a un edificio scolastico e sul terminal dell'aeroporto nella Repubblica autonoma di Nakhchivan. Quattro i feriti. Baku ha convocato l'ambasciatore iraniano, che ha risposto sostenendo che l'attacco sia stata opera di Israele.
Da tempo Teheran è preoccupata che lo Stato ebraico, stretto alleato dell'Azerbaigian e suo fornitore di armi, possa utilizzare il territorio dell'ex repubblica sovietica del Caucaso per lanciare attacchi sull'Iran.
Il raid sull'Azerbaigian è stato condannato dalla Turchia, che il giorno prima aveva visto arrivare nel suo spazio aereo un missile balistico iraniano, neutralizzato dalle difese della NATO. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan comunque resta cauto in questa fase, tanto che nella riunione del Consiglio dell'Alleanza atlantica non si è parlato di attivazione dell'articolo 5, che prevede l'assistenza dei partner. Le forze dell'organismo restano comunque "vigili" e "pronte a difendere" gli alleati.
Nella regione le difese di Kuwait, Qatar, Arabia Saudita, Bahrein ed Emirati hanno continuato a intercettare salve di droni e missili iraniani, lanciati principalmente sulle basi americane, con i residenti allertati da diverse esplosioni.
Ad Abu Dhabi ci sono stati sei feriti per i detriti di un drone, a Dubai l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha sospeso le attività del centro logistico per le emergenze sanitarie. La tv di Stato di Teheran ha annunciato un nuovo attacco alla portaerei americana USS Lincoln ed i Pasdaran hanno rivendicato di aver affondato una petroliera statunitense in Kuwait.
Ha iniziato ad infiammarsi anche il fronte iracheno, dove gli iraniani hanno preso di mira una base americana ad Erbil, nel Kurdistan, e i quartier generali delle forze curde. Il timore degli ayatollah è che migliaia di combattenti attraversino il confine nel nord-ovest per combattere sul terreno.
Alcuni media americani avevano già dato per iniziata l'offensiva, ma in ogni caso i preparativi sembrano procedere, perché ora il presidente americano Donald Trump avrebbe offerto copertura aerea ai ribelli.
Nel teatro di guerra libanese l'IDF, con un intervento senza precedenti, ha chiesto a centinaia di migliaia di residenti dei sobborghi meridionali di Beirut, considerati un bastione di Hezbollah, di "evacuare immediatamente", mentre sono proseguiti i bombardamenti sulle postazioni delle milizie sciite.
"Molto presto Dahieh somiglierà a Khan Yunis", la città del sud della Striscia di Gaza martellata dalle operazioni militari israeliane scattate dopo l'attacco del 7 ottobre 2023 in Israele, ha avvertito il ministro falco Bezalel Smotrich. Per contenere la crisi il governo libanese ha bloccato l'accesso nel paese ai Pasdaran, pena l'arresto. Intanto sono 102 le persone uccise e 638 quelle ferite negli attacchi israeliani nel Paese dei Cedri iniziati lunedì.
Dall'altra parte del confine la situazione appare relativamente più tranquilla, nonostante le sirene d'allarme: l'aeroporto Ben Gurion ha riaperto dopo cinque giorni.
Teheran invece è rimasta bersaglio dei raid americani e israeliani, che si sono allargati a tutta la provincia. "Israele è riuscito a sopprimere il sistema missilistico balistico iraniano. Ora passiamo alla fase successiva della campagna", lo ha detto il capo di Stato maggiore israeliano Eyal Zamir in una dichiarazione."Ora aumenteremo il colpo inferto alle fondamenta del regime. Abbiamo altre mosse sorprendenti. Daremo la caccia ai nostri nemici, tutti quanti", ha aggiunto. "Siamo pronti ad un'invasione di terra, li aspettiamo, per loro sarebbe un disastro", è la sfida lanciata dal ministro degli esteri Abbas Araghchi agli Stati Uniti.
Secondo quanto riferito da una fonte militare iraniana, dall'inizio della guerra Teheran ha lanciato oltre 500 missili balistici e da crociera e oltre 2'000 droni: il 40% degli attacchi ha preso di mira Israele, mentre il restante 60% siti americani nella regione.