Estero

Medio Oriente in fiamme, nuovo fronte in Libano

2 marzo 2026
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Nuovo fronte in Libano, attacchi ai siti energetici nel Golfo, droni verso Cipro: nel terzo giorno dell'operazione militare israelo-statunitense Furia epica-Ruggito del Leone il conflitto si allarga a tutto il Medio Oriente.

L'epicentro resta l'Iran, con Teheran messa a ferro e fuoco dall'esercito israeliano (Idf) e le principali città dello Stato ebraico avvolte dal risuonare continuo di sirene d'allarme, ma nel perimetro del conflitto si è riaffacciata l'organizzazione paramilitare islamista sciita e antisionista libanese Hezbollah, mentre i paesi arabi hanno iniziato a valutare una risposta militare agli attacchi del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica.

Anche gli Stati Uniti sono sempre più coinvolti, con il conseguente aumento delle perdite: tre jet sono stati abbattuti dal fuoco amico in Kuwait. La mega flotta di stanza nella regione sta già ricevendo rinforzi per gestire un intervento pianificato per durare "quattro-cinque settimane", ha fatto sapere il presidente Donald Trump, avvertendo comunque che ci sono le "capacità per andare oltre" e non escludendo le truppe sul terreno.

Il fronte libanese si è riaperto con una salva di razzi e droni lanciati verso Haifa e altre zone nel nord di Israele la scorsa notte. Un attacco rivendicato da Hezbollah come rappresaglia per l'uccisione della Guida suprema iraniana Ali Khamenei.

Le milizie del Partito di Dio non prendevano di mira lo Stato ebraico dal cessate il fuoco del novembre 2024 e lo strappo ha provocato la protesta del governo di Beirut, che per la prima volta nella storia ha vietato ogni attività delle milizie sciite.

La risposta dell'Idf è stata muscolare: bombardamenti sul sud del paese confinante, nella valle orientale della Bekaa e sulla capitale: 70 gli obiettivi colpiti, almeno 52 morti. Tra le vittime di peso il capo dei servizi segreti Hussein Makled, ma sono girate anche indiscrezioni sull'uccisione del leader del movimento, Naim Qassem.

Riguardo all'Iran, Trump, nel suo primo intervento dall'inizio del conflitto, ha spiegato che le forze congiunte "continuano a condurre operazioni su vasta scala" per completare i "quattro obiettivi": "distruggere" le capacità missilistiche del regime, "annientare" la sua marina ("abbiamo già distrutto dieci navi"), impedire la realizzazione della bomba nucleare e fermare il finanziamento degli eserciti terroristici al di fuori dei propri confini.

L'aviazione israeliana ha bersagliato ancora Teheran colpendo il quartier generale politico, sedi della pubblica sicurezza e stazioni di polizia, sistemi antiaerei, lasciando la capitale al buio, ma tutto il paese è stato investito dai raid condotti con gli USA. Esplosioni sono state segnalate vicino all'impianto nucleare di Isfahan, dove il regime nasconde le sue ingenti scorte di uranio arricchito al 60%, anche se l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) non ha indicazioni di danni. Anche l'impianto di Natanz sarebbe stato attaccato. Secondo la Mezzaluna Rossa locale si contano almeno 555 morti in Iran da sabato.

Dalla testa del regime il capo del consiglio di sicurezza Ali Larijani ha affermato che l'Iran "non negozierà" e che è pronto ad una guerra lunga. Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica ha rivendicato di aver colpito "500 obiettivi" legati a Israele e Stati Uniti ed ha allargato il raggio d'azione nel Golfo. Un drone ha attaccato la raffineria di petrolio di Ras Tanura, in Arabia Saudita, una delle più grandi in Medio oriente, costringendo le autorità del regno a chiuderla.

Allo stesso modo il Qatar ha interrotto la produzione del più grande impianto di gas naturale liquefatto (gnl) al mondo dopo raid iraniani. Doha ha risposto abbattendo due caccia di Teheran. In Kuwait le difese aeree, per respingere gli sciami nemici, hanno abbattuto per errore tre F-15E Strike Eagle statunitensi. Tutti e sei i membri dell'equipaggio si sono eiettati in sicurezza. La tensione con la Repubblica islamica ha superato i livelli di guardia: Riad, Manama, Amman, Doha, Kuwait City ed Abu Dhabi, in un documento congiunto con Washington, hanno affermato "il diritto di autodifesa", evocando una "rappresaglia".

Gli echi della guerra hanno risuonato anche alle porte dell'Unione europea perché nel mirino dei droni iraniani è finita Cipro. In particolare due Shahed sono stati lanciati contro la base britannica ad Akrotiri, nel sud. I velivoli senza pilota sono stati abbattuti ed alcuni detriti sono caduti sulla struttura militare, provocando lievi danni. Londra poche ore dopo ha disposto lo sfollamento del personale. Così come il governo di Nicosia, che ha fatto evacuare l'intera area e chiuso l'aeroporto di Paphos, uno dei due scali internazionali dell'isola. Atene ha inviato due fregate e due caccia F-16 a protezione del paese a maggioranza greca.