Qatar e Arabia Saudita, finite sotto il fuoco iraniano per rappresaglia ai bombardamenti di Usa e Israele, chiudono i loro principali impianti di gas e petrolio.
Doha ha sospeso la produzione di gas naturale liquefatto dopo un attacco di Teheran con dei droni ai suoi siti operativi a Ras Laffan, dove esiste il più grande impianto al mondo, e Mesaieed.
"A causa degli attacchi militari agli impianti operativi di QatarEnergy a Ras Laffan e Mesaieed, QatarEnergy ha cessato la produzione di gas naturale liquefatto (Gnl) e prodotti associati", ha comunicato il colosso energetico, senza precisare per quanto tempo durerà la sospensione.
L'interruzione della produzione nei siti qatarioti ha fatto schizzare il prezzo del gas a oltre a 44,5 euro al megawattora (+39%). Prezzo che era già in rialzo in seguito blocco dello Stretto di Hormuz, visto che circa un quinto del gas naturale liquefatto mondiale, proveniente principalmente proprio dal Qatar, transita attraverso questo punto nevralgico. La stessa Israele sabato scorso aveva ordinato la chiusura temporanea di alcuni impianti di produzione di gas, compreso il suo più grande giacimento, Leviathan.
L'Arabia Saudita ha invece interrotto le operazioni nella raffineria di Ras Tanura dopo un attacco con un drone, abbattuto dalla difesa saudita. Il complesso di Ras Tanura ospita una delle più grandi raffinerie del Medio Oriente, con una capacità di 550.000 barili al giorno.