Per sfuggire agli investigatori, Jeffrey Epstein aveva nascosto foto e computer in almeno sei depositi segreti sparsi in tutti gli Stati Uniti: le ultime rivelazioni del Daily Telegraph britannico, ripreso negli Usa dal New York Post, sono l'ennesima prova che l'imbarazzo creato post mortem alla Casa Bianca dal finanziere pedofilo è ben lungi dallo scomparire.
La frustrazione dell'entourage presidenziale emerge oggi in prima pagina sul Wall Street Journal: il quotidiano del gruppo Murdoch ricostruisce le ultime fasi dello scandalo dopo che la pubblicazione di milioni di documenti ha riportato Donald Trump in una situazione che il presidente aveva cercato di evitare per un anno: dover affrontare, ancora una volta, le conseguenze politiche del caso.
Dopo essersi opposta alla pubblicazione dei documenti, la Casa Bianca ha gestito in modo incerto la propria risposta e ha dovuto affrontare tensioni interne legate all'ampio lavoro di revisione e agli errori nella censura dei file, scrive il giornale finanziario. La rivelazione che il segretario al Commercio Howard Lutnick aveva visitato Epstein in date in cui aveva dichiarato di aver interrotto i rapporti con lui aveva portato a uno scontro diretto tra ministro e presidente.
L'amministrazione - scrive il Wall Street Journal - non aveva in realtà pianificato di rendere pubblici i dossier temendo che il caso tornasse a dominare il dibattito mediatico. Incontrando parlamentari repubblicani in aprile, l'Attorney General Pam Bondi aveva replicato, alla richiesta di ulteriori pubblicazioni, che gran parte del materiale consisteva in pornografia minorile e che "nessuno vuole vedere" quei contenuti.
Le ultime rivelazioni, imposte dal Congresso, hanno avuto conseguenze concrete tra dimissioni di vip, nuove indagini penali e la convocazione di Bill e Hillary Clinton davanti al Congresso. L'episodio più recente è iniziato poco prima di Natale, quando il vice della Bondi, Todd Blanche, venne informato che un milione di documenti ritenuti duplicati in realtà non lo erano: una notizia che ha generato non poca frustrazione ai vertici, ma le difficoltà sarebbero iniziate mesi prima, quando la stessa Bondi incontrò influencer conservatori promettendo nuove rivelazioni e distribuendo dossier non ancora esaminati dalla Casa Bianca, episodio che alcuni collaboratori definiscono oggi il "peccato originale".
Intanto, si è appreso che il ragazzo ucciso per essere entrato a Mar-a-Lago era ossessionato dai file di Epstein. Lo riporta Tmz citando uno scambio di messaggi fra Austin Ticker Martin e un suo collega pochi giorni prima dell'irruzione nella Casa Bianca d'inverno.
Secondo quanto raccontato da alcuni ex colleghi, Martin era ossessionato dalla vicenda del pedofilo dalla pubblicazione degli ultimi documenti ed era convinto che ci fosse un insabbiamento da parte del governo che consentisse alle persone potenti di "farla franca".