Estero

Tribunale di Bologna riconosce protezione sussidiaria a migrante bangladese al centro della polemica Meloni-giudici

Sentenza dopo oltre un anno e il rinvio alla CGUE: i giudici ritengono che il ritorno in Bangladesh lo esporrebbe a violenze legate a un debito con usurai.

12 febbraio 2026
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Il Tribunale di Bologna ha riconosciuto la protezione sussidiaria al trentenne bangladese la cui vicenda aveva innescato, nell'ottobre 2024, una durissima polemica tra il governo di Giorgia Meloni e la magistratura sul decreto denominato "Paesi sicuri".

La sentenza chiude una vicenda giudiziaria durata oltre un anno, passata per il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) e la conseguente risoluzione, in Italia, del Consiglio superiore della magistratura (Csm) a tutela dei magistrati bolognesi. Se l'uomo tornasse in patria, secondo i giudici, sarebbe infatti esposto a trattamenti degradanti.

Il caso era esploso quando il collegio, presieduto dal giudice Marco Gattuso, aveva rinviato gli atti alla corte in Lussemburgo per chiedere se prevalesse la normativa comunitaria o la legislazione italiana sui Paesi sicuri. Ne nacque uno scontro politico. In seguito anche altri tribunali fecero la stessa azione. Sul tema intervenne pure il Csm.

La CGUE rispose il primo agosto 2025 stabilendo che uno Stato può designare per legge i Paesi sicuri ma a condizione che ci sia il controllo di un giudice.

Il giovane migrante bangladese, residente a Ravenna (Emilia-Romagna), assistito dagli avvocati Vanessa Di Gregorio e Francesco Furnari, rischia, secondo i giudici, "violenze anche gravi" in caso di rientro in Bangladesh per un debito di circa 10'000 euro (circa 9140 franchi al cambio attuale) contratto con usurai. La sentenza descrive un sistema di credito informale in cui "gli usurai operano indisturbati dalle forze dell'ordine", con tassi d'interesse che superano il 30% e conseguenze che vanno dalle aggressioni ai suicidi. Dieci mesi fa i creditori si erano presentati in sette-otto a casa dei genitori del richiedente asilo, avevano picchiato il padre e minacciato la famiglia con coltelli, costringendoli a lasciare l'abitazione.

La vicenda giudiziaria davanti al Tribunale di Bologna era scaturita dal diniego della commissione territoriale di Forlì-Cesena (Emilia-Romagna) della domanda di protezione. I giudici hanno ritenuto però "effettivo ed elevato" il rischio per l'incolumità del richiedente.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni