Sui ricongiungimenti familiari la delega al governo "specifica i criteri per l'identificazione dei familiari che hanno titolo al ricongiungimento, al fine di limitare l'abuso dello strumento e di garantire che l'accesso ai benefici sia riservato a chi versi in condizioni di oggettiva vulnerabilità e privo di adeguato sostegno nel Paese d'origine". Per evitare l'uso strumentale delle norme sui legami familiari", il ddl - spiega il comunicato finale di Palazzo Chigi - "introduce criteri di maggior rigore rispetto agli attuali". Diventano più stringenti anche le condizioni per ottenere la protezione complementare (ovvero il permesso di soggiorno rilasciato a stranieri che non ottengono l'asilo politico - ndr), è escluso il rilascio del titolo in presenza di condanne per reati che comportano la pericolosità sociale del richiedente. Sono quattro i criteri cumulativi necessari: avere un periodo di soggiorno regolare di almeno cinque anni, una conoscenza 'certificata' della lingua italiana, la disponibilità di un alloggio conforme ai requisiti igienico-sanitari ed una disponibilità finanziaria analoga a quella richiesta per i ricongiungimenti familiari. Si ampliano infine i casi in cui il giudice, con sentenza di condanna per gravi reati, può disporre l'espulsione dello straniero o l'allontanamento del cittadino appartenente ad uno Stato membro Ue. Tra i motivi per i quali il magistrato potrà espellere lo straniero, ci sono anche la violenza o minaccia a pubblico ufficiale, i reati contro la famiglia e la partecipazione a rivolte nei Centri di permanenza per il rimpatrio.