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>ANSA-SCHEDA/ Dal blocco navale alla stretta sui permessi, ecco le misure

11 febbraio 2026
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Blocco navale, rafforzamento della cooperazione con Frontex per il controllo dei confini marittimi e terrestri, ritorno del 'modello Albania', stretta sui requisiti per la protezione complementare e per i ricongiungimenti familiari, ed espulsioni anche per chi partecipa a rivolte nei Cpr. Sono alcune delle norme introdotte nel disegno di legge sull'immigrazione che ha incassato il via libera del Consiglio dei ministri. Tra i provvedimenti centrali il cosiddetto blocco navale ossia "l'interdizione temporanea dell'attraversamento del limite delle acque territoriali" - per 30 giorni prorogabili non oltre sei mesi - nei casi di "rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi sul territorio nazionale, pressione migratoria eccezionale tale da compromettere la gestione sicura dei confini" ed "emergenze sanitarie di rilevanza internazionale". I migranti a bordo delle imbarcazioni "possono essere condotti anche in Paesi terzi diversi da quello di appartenenza o provenienza con i quali l'Italia ha stipulato appositi accordi o intese che ne prevedono l'assistenza, l'accoglienza o il trattenimento in strutture dedicate, dove operano organizzazioni internazionali specializzate nei settori della migrazione e dell'asilo, anche ai fini del rimpatrio nel Paese di appartenenza". Nel caso di violazione dell'interdizione si applica una sanzione da 10.000 a 50.000 euro. La "responsabilità solidale" si estende "all'utilizzatore o all'armatore e al proprietario della nave". Se c'è una reiterazione scatta la confisca della nave si procede immediatamente a "sequestro cautelare".

Sui ricongiungimenti familiari la delega al governo "specifica i criteri per l'identificazione dei familiari che hanno titolo al ricongiungimento, al fine di limitare l'abuso dello strumento e di garantire che l'accesso ai benefici sia riservato a chi versi in condizioni di oggettiva vulnerabilità e privo di adeguato sostegno nel Paese d'origine". Per evitare l'uso strumentale delle norme sui legami familiari", il ddl - spiega il comunicato finale di Palazzo Chigi - "introduce criteri di maggior rigore rispetto agli attuali". Diventano più stringenti anche le condizioni per ottenere la protezione complementare (ovvero il permesso di soggiorno rilasciato a stranieri che non ottengono l'asilo politico - ndr), è escluso il rilascio del titolo in presenza di condanne per reati che comportano la pericolosità sociale del richiedente. Sono quattro i criteri cumulativi necessari: avere un periodo di soggiorno regolare di almeno cinque anni, una conoscenza 'certificata' della lingua italiana, la disponibilità di un alloggio conforme ai requisiti igienico-sanitari ed una disponibilità finanziaria analoga a quella richiesta per i ricongiungimenti familiari. Si ampliano infine i casi in cui il giudice, con sentenza di condanna per gravi reati, può disporre l'espulsione dello straniero o l'allontanamento del cittadino appartenente ad uno Stato membro Ue. Tra i motivi per i quali il magistrato potrà espellere lo straniero, ci sono anche la violenza o minaccia a pubblico ufficiale, i reati contro la famiglia e la partecipazione a rivolte nei Centri di permanenza per il rimpatrio.