Wang Huning invita a promuovere la "grande causa della riunificazione nazionale" mentre Pechino aumenta pressione politica e militare sull'isola
La Cina offrirà un sostegno deciso alle "forze patriottiche pro-riunificazione" di Taiwan e colpirà con durezza i "separatisti". Parlando alla "Conferenza 2026 sul lavoro di Taiwan", Wang Huning, numero quattro nella gerarchia del Partito comunista, ha detto che i funzionari devono promuovere la "grande causa della riunificazione nazionale", ha riferito l'agenzia statale Xinhua.
Wang, il massimo funzionario mandarino a capo della politica nei confronti dell'isola ribelle, è stato incaricato dal presidente Xi Jinping di lavorare al dossier dal punto di vista ideologico: è intervenuto a una settimana dall'incontro avuto a Pechino con una delegazione del più grande partito di opposizione di Taiwan, il Kuomintang (Kmt), tradizionalmente più attento e aperto alle posizioni della Cina. Il gruppo, che ha partecipato a una riunione dei think tank del Pcc e del Kmt, è stato guidato dal vicepresidente dei nazionalisti Hsiao Hsu-tsen. Quest'ultimo ha affermato, avvicinato a Taipei, che non si erano discusse questioni politiche nell'incontro con Wang, poiché il viaggio era finalizzato a trattare argomenti come il turismo e l'intelligenza artificiale.
La Cina, che vede Taiwan come parte "sacra" e "inalienabile" del suo territorio, ha intensificato la pressione militare e politica sull'isola, puntando innanzitutto a far percepire l'ineludibilità della prospettiva di riunificazione, senza rinunciare all'ipotesi dell'uso della forza, se necessario. Pechino ha offerto da tempo a Taiwan un modello di autonomia in stile Hong Kong, basato sul principio "un Paese, due sistemi", trovando lo scetticismo delle forze politiche taiwanesi.
Il governo di Taipei ha obiettato che la presa di Pechino sull'ex colonia britannica ha portato solo repressione, con il presidente taiwanese William Lai che ha citato oggi la pena a 20 anni di carcere comminata lunedì all'ex magnate dell'editoria di Hong Kong, Jimmy Lai. "La condanna di Jimmy Lai smaschera la legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong per quello che è: uno strumento di persecuzione politica nell'ambito del principio cinese 'un Paese, due sistemi' che calpesta i diritti umani e la libertà di stampa", ha scritto Lai in un post su X.