Dopo migliaia di morti durante le proteste anti governative in Iran e le minacce di interventi militari da parte degli Stati Uniti, Washington e Teheran sono tornate a parlarsi, riaprendo il negoziato sul dossier nucleare che era stato interrotto durante l'estate.
La sede dei colloqui è sempre la stessa: Muscat, con il Sultanato dell'Oman che ha mediato tra i due fronti, dopo che Teheran ha rifiutato l'ipotesi di tenere il negoziato a Istanbul, con i Paesi della regione presenti come osservatori.
"Nel complesso, è stato un buon inizio", ha detto il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, a capo della delegazione della Repubblica islamica, ma dalle sue parole si comprende anche come la questione pare non sia destinata a risolversi in tempi brevi. "Se questo approccio e la prospettiva della controparte persistono, possiamo raggiungere un quadro per i negoziati", ha detto il ministro, sottolineando come questo primo incontro sia servito per gettare le basi di una consultazione che deve concretamente ancora prendere forma.
I colloqui di Teheran si sono svolti in modo indiretto, con la mediazione del ministro degli Esteri dell'Oman, Badr al Busaidi, che trasmetteva messaggi tra la delegazione iraniana e quella statunitense, formata dall'inviato speciale in Medio Oriente Steve Witkoff, il genero di Donald Trump, Jared Kushner, e il capo del Comando centrale degli Usa (Centcom).
"Le nostre discussioni si concentrano esclusivamente sulla questione nucleare e non stiamo affrontando altri argomenti con gli americani", ha detto Araghchi, facendo intendere che sono rimaste fuori dai colloqui altre questioni importanti per gli Usa, e particolarmente sensibili anche per Israele, come lo stop del sostegno dell'Iran a Hezbollah, Houthi, Hamas e Jihad islamica e limitazioni nella produzione di missili balistici.
La Repubblica islamica, del resto, aveva già dichiarato che non era disposta a negoziare sulle proprie capacità difensive ed era pronta a difendersi "da qualsiasi richiesta eccessiva o avventurismo", mentre secondo il New York Times l'Iran avrebbe riparato diverse strutture per missili balistici danneggiate dagli attacchi americani e israeliani dello scorso anno, come si evince da analisi di immagini satellitari.
In Oman "si è convenuto di proseguire i colloqui, ma il momento, il luogo e le modalità saranno decisi nelle capitali", ha affermato il ministro degli Esteri iraniano, aggiungendo che è necessario che Washington si astenga da "minacce" e "pressioni" affinché i negoziati possano proseguire.
Mentre alcuni analisti hanno sottolineato come anche prima degli attacchi di Israele e degli Usa di giugno contro l'Iran era stato annunciato che il negoziato sarebbe proseguito. Gli Stati Uniti, nel frattempo, ha aumento la pressione sul regime degli ayatollah presentando nuove sanzioni sul petrolio dell'Iran contro "15 entità, due individui e 14 navi della flotta ombra coinvolte nel commercio illecito di petrolio, prodotti petroliferi e prodotti petrolchimici iraniani'".
E mentre la portaerei Lincoln e altri dispositivi militari americani restano schierati nelle acque del Medio Oriente, Washington ha anche invitato i suoi cittadini in Iran a lasciare immediatamente il Paese o comunque a "tenere un profilo basso" ed essere "sempre in contatto" con famiglia e amici, "a causa di misure di sicurezza rafforzate, chiusure stradali, interruzioni dei trasporti pubblici e blocchi di internet", si legge in un'allerta sul sito dell'ambasciata virtuale a Teheran. Un invito a lasciare l'Iran era già stato diramato il mese scorso, al culmine delle proteste contro il regime.