A Leuven riceve una laurea honoris causa e chiede una transizione verso una federazione europea per difendere gli interessi di fronte a dazi e pressioni geopolitiche
L'Europa ha davanti a sé "un futuro in cui rischia di diventare, al tempo stesso, subordinata, divisa e deindustrializzata". Lo ha detto l'ex presidente della Banca centrale europea (Bce) Mario Draghi ricevendo una laurea honoris causa a Leuven, in Belgio. "Un'Europa incapace di difendere i propri interessi non potrà preservare a lungo i propri valori".
"L'ordine globale oggi defunto non è fallito perché fondato su un'illusione", ma "il crollo di questo ordine non è di per sé la minaccia. Un mondo con meno scambi e regole più deboli sarebbe doloroso, ma l'Europa saprebbe adattarsi. La vera minaccia è ciò che lo sostituirà", ha sostenuto l'ex premier italiano.
"Tra tutti coloro che oggi si trovano stretti tra Stati Uniti e Cina, solo gli europei hanno l'opzione di diventare essi stessi una vera potenza", ha argomentato. "Dobbiamo decidere: restiamo semplicemente un grande mercato, soggetto alle priorità altrui? Oppure compiamo i passi necessari per diventare una potenza?". A suo avviso, "l'Europa deve passare dalla confederazione alla federazione".
"Dove l'Europa si è federata - sul commercio, sulla concorrenza, sul mercato unico, sulla politica monetaria - siamo rispettati come potenza e negoziamo come un soggetto unico. Lo vediamo oggi negli accordi commerciali di successo negoziati con l'India e con l'America Latina", ha sottolineato il 78enne. Gli Usa, ha chiosato, oggi "impongono dazi all'Europa, minacciano i nostri interessi territoriali e chiariscono, per la prima volta, di considerare la frammentazione politica europea funzionale ai propri interessi".
La laurea gli è stata assegnata "per il suo contributo eccezionale al processo di integrazione economica e monetaria europea, per una leadership fondata sulla responsabilità, sul giudizio equilibrato e sul rigore intellettuale in momenti in cui l'area dell'euro affrontava una crisi esistenziale". E ancora, "per aver fornito una bussola strategica capace di posizionare con successo l'Ue in un mondo in rapido cambiamento, caratterizzato da crescenti rischi di frammentazione e da tensioni geopolitiche" e "per aver saputo coniugare il lavoro accademico con una forte dedizione al servizio pubblico, offrendo un esempio alle future generazioni".