Previsioni di crescita riviste al rialzo; Ueda avverte che ulteriori rialzi sono possibili, lo yen si svaluta e il governo annuncia un pacchetto di aiuti
La Banca del Giappone (BoJ) conferma la cautela e mantiene i tassi di riferimento invariati allo 0,75%, ai massimi degli ultimi 30 anni, in linea con le aspettative degli analisti.
A due settimane dalle elezioni generali, dopo lo scioglimento della Camera annunciato nei giorni scorsi dalla premier Sanae Takaichi, nota sostenitrice di una linea monetaria accomodante, il comitato guidato dal governatore Kazuo Ueda si è espresso a favore del mantenimento dello status quo, mentre il rendimento sui titoli decennali resta ancorato ai massimi da un decennio e lo yen continua a deprezzarsi.
Nel rapporto trimestrale seguito alla decisione, il comitato ha rivisto al rialzo le sue previsioni di crescita economica, allo 0,9% per l'anno fiscale in corso che terminerà a marzo 2026, e all'1% nell'anno successivo, confermando la traiettoria "moderata" verso l'inflazione stabile al 2%. L'indice dei prezzi al consumo raggiungerà l'1,9% rispetto all'1,8% dell'ultimo rapporto.
Ueda segnala che "se le proiezioni su prezzi e attività si confermano, ulteriori rialzi sono possibili". Gli analisti ora anticipano due strette monetarie nel 2026, a marzo e a ottobre, se la dinamica salariale dovesse sorreggere la domanda interna, come auspicato dal governatore. Il rischio, tuttavia, è che la turbolenza sui bond anticipi i piani, dicono gli economisti, secondo i quali non sarebbe da escludere una temporanea sospensione della riduzione degli acquisti di titoli di Stato per ridurre il proprio bilancio.
Ad ogni modo la priorità resta normalizzare la politica monetaria senza ricadere nella deflazione, con il governo che ha pronto un pacchetto da 21'300 miliardi di yen (106 miliardi di franchi) per attenuare il caro-vita, sebbene la copertura finanziaria resti nebulosa. Su questi presupposti, a seguito della decisione, lo yen ha accentuato ulteriormente la fase di svalutazione al cambio col dollaro, a un livello di 158,60, continuando a gonfiare i costi di importazione di energia e materie prime.