Estero

Trump mette sotto inchiesta Powell. Lui, ‘un'intimidazione’

12 gennaio 2026
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Scontro aperto fra Donald Trump e Jerome Powell, da tempo ai ferri corti sulla politica monetaria Usa. Con una mossa senza precedenti nella storia americana, il Dipartimento di Giustizia ha messo sotto inchiesta penale il presidente della Fed per verificare se la scorsa estate abbia mentito al Congresso sulla lievitazione dei costi di un progetto di ristrutturazione da 2,5 miliardi di dollari della sede della più influente banca centrale del mondo.

Un'iniziativa accolta negativamente dai mercati e che rischia di minare l'indipendenza della Fed, allargando ulteriormente quel potere esecutivo che The Donald sta usando in modo sempre più abnorme, secondo i suoi detrattori.

In un videomessaggio Powell ha reagito subito con toni durissimi: "Nutro un profondo rispetto per lo Stato di diritto e per la responsabilità nella nostra democrazia. Nessuno - certamente non il presidente della Federal Reserve - è al di sopra della legge. Ma questa azione senza precedenti dovrebbe essere vista nel contesto più ampio delle minacce e delle pressioni continue dell'amministrazione" per tassi di interesse più bassi e, più in generale, per una maggiore influenza sulla Fed, ha spiegato.

"Questa nuova minaccia non riguarda la mia testimonianza dello scorso giugno né la ristrutturazione degli edifici della Federal Reserve. Non riguarda il ruolo di supervisione del Congresso Quelli sono pretesti. La minaccia di accuse penali è una conseguenza del fatto che la Federal Reserve stabilisce i tassi di interesse sulla base della nostra migliore valutazione di ciò che serve all'interesse pubblico, anziché seguire le preferenze del presidente".

"Non ne so nulla, ma certamente non è molto bravo alla Fed e non è molto bravo a costruire edifici", ha replicato sarcastico Trump su Nbc News, assicurando di non essere a conoscenza delle azioni di quel Dipartimento di Giustizia che in realtà ha trasformato in braccio armato contro i suoi nemici.

Tutti gli ex presidenti della Fed ancora in vita hanno rilasciato una dichiarazione congiunta - insieme ad altri ex leader economici statunitensi - in cui criticano l'indagine penale, affermando che l'iniziativa del Dipartimento di Giustizia è "inappropriata" per il Paese e "rappresenta un tentativo senza precedenti di utilizzare azioni giudiziarie per minare l'indipendenza" della Fed. "È la strada verso la Repubblica delle banane", ha sentenziato Janet Yellen, ex presidente della banca centrale americana e poi segretario al Tesoro con Biden.

Condanna anche dai dem e inizio di fronda repubblicana al Senato, dove Thom Tillis, membro della Commissione bancaria che valuta i candidati presidenziali per la Fed, ha annunciato che si opporrà a qualsiasi nomina di Trump, incluso chiunque venga nominato per succedere a Powell alla guida della banca centrale, "fino a quando questa vicenda legale non sarà completamente risolta". La senatrice Lisa Murkowski ha promesso sostegno al piano del collega repubblicano. Secondo Jan Hatzius, capo economista di Goldman Sachs, "è evidente che ora ci sono maggiori preoccupazioni sul fatto che l'indipendenza della Fed sia sotto attacco".

Wall Street per ora ha reagito con prudenza e, dopo un'apertura in calo, ha recuperato e proseguito contrastata, con il Dow Jones in lieve rosso e gli altri due indici in positivo. Ma altri indicatori sono negativi: l'oro e l'argento hanno raggiunto un massimo storico, il dollaro è sceso e i rendimenti dei titoli di Stato americani a dieci anni sono saliti.

Molti si chiedono perché Trump sia andato allo scontro ora, quando Powell completerà il suo mandato a maggio e il tycoon ha già individuato il suo successore, che dovrebbe essere il fedelissimo Kevin Hassett, direttore del National Economic Council alla Casa Bianca e pronto a piegarsi ai diktat del presidente per tagliare i tassi d'interesse. Il primo motivo è per lanciare un segnale anche agli altri banchieri centrali e allo stesso Powell, che non è obbligato a lasciare il Consiglio dei governatori prima del 2028. Il secondo è per trovare un capro espiatorio in vista di Midterm per un'economia americana che va meno bene di quanto appaia. Il terzo è per una vendetta personale: quando il 24 luglio scorso visitò il cantiere della ristrutturazione della sede della Fed, Trump contestò a Powell lo sforamento del budget ma il banchiere centrale lo corresse in pubblico, davanti alle telecamere. Uno sgarbo che non gli ha perdonato.