Il Senato ne frena i poteri a Caracas, lui minaccia il veto. Intanto liberazione di diversi prigionieri stranieri ‘per promuovere la pacifica convivenza’

Gli Stati Uniti potrebbero controllare il Venezuela per anni e sfruttare le sue riserve petrolifere. Donald Trump non offre una tabella di marcia precisa ma apre alla possibilità di lunga permanenza americana a Caracas, grazie anche alla collaborazione del governo di Delcy Rodriguez. Uno scenario che agita il Congresso, dove i democratici compatti e alcuni repubblicani sono sempre più preoccupati da un commander-in-chief senza freni che agisce incontrollato. Con il Senato che vota una risoluzione per limitare i suoi poteri nel Paese sudamericano su cui il tycoon annuncia che metterà il veto.
Quanto “resteremo ce lo dirà solo il tempo”, ha spiegato Trump al New York Times chiarendo che la permanenza americana sarà sicuramente più lunga di un anno. “Direi molto di più”, ha detto senza esitazione e senza prendere alcun impegno su possibili elezioni nel paese. Il governo di Caracas ha insistito – sta collaborando pienamente e “ci sta dando tutto quello che riteniamo necessario”: il segretario di stato Marco Rubio “è in costante contatto” con la presidente ad interim. Rodriguez continua a divincolarsi fra le critiche all’amministrazione per tenere buoni i fedelissimi di Nicolas Maduro e la mano tesa a Washington. Nonostante abbia definito l’arresto di Maduro una “macchia” nei rapporti fra i due Paesi, la presidente ad interim in un gesto distensivo ha infatti annunciato la liberazione di prigionieri – “al fine di promuovere la pacifica convivenza, il governo bolivariano e le istituzioni statali hanno deciso di rilasciare un numero significativo di cittadini venezuelani e stranieri”, ha reso noto il presidente dell’Assemblea Nazionale del Venezuela, Jorge Rodriguez –, e soprattutto sta collaborando con l’amministrazione sul petrolio tanto ambito da Trump.
Anche se gli Stati Uniti sono fra i maggiori produttori al mondo di greggio grazie allo shale, Trump è consapevole che la qualità del petrolio di Caracas – pesante e con alto contenuto di zolfo – è quella preferita dalle raffinerie americane. Ma attirare gli investimenti delle big del greggio a stelle e strisce nel Paese si sta rivelando più difficile del previsto per il presidente. Le major sono attese alla Casa Bianca per lavorare con l’amministrazione ma hanno già presentato le loro richieste: prima di investire somme significative, come quelle richieste per rilanciare l’industria petrolifera venezuelano, vogliono garanzie legali e finanziarie.
Nonostante le difficoltà a convincerle, la Casa Bianca ostenta sicurezza. “Ricostruiremo il Paese. Useremo il petrolio e lo importeremo. Abbasseremo i prezzi del petrolio e daremo soldi al Venezuela, di cui ha disperatamente bisogno”, ha spiegato il presidente che ha come obiettivo quello di far scendere le quotazioni sui 50 dollari così da rendere l’energia meno costosa per gli americani, e contribuire così a ridurre l’inflazione.
Le big del petrolio non sono comunque l’unico problema di Trump. Il blitz in Venezuela sta agitando il Congresso, il senato ha approvato una risoluzione per impedire al commander-in-chief di intraprendere ulteriori azioni militari contro il Venezuela senza autorizzazione grazie a cinque repubblicani che hanno votato con i colleghi democratici. Il provvedimento passa ora alla Camera, dove la strada appare più in salita. Anche se passasse, la Casa Bianca ha già avvertito che Trump metterà il suo veto, aprendo un possibile scontro che rischia ripercussioni pesanti sul voto di metà mandato.
Lasciare la Danimarca, fino a 100mila dollari
Donald Trump fissa il prezzo per accaparrarsi il favore dei groenlandesi: da 10 a 100mila dollari ciascuno per convincerli a lasciare la Danimarca e sposare la causa degli Usa. La notizia arriva da fonti informate al sito della Reuters, ma che Washington abbia ipotizzato di acquistare la Groenlandia non è una novità. Per il vicepresidente americano JD Vance è addirittura “essenziale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti” e The Donald è “disposto a spingersi fino a dove è necessario” per risolvere il problema. “È lui a prendere la decisione finale”, ha detto Vance, invitando gli europei a “prendere sul serio” il tycoon. Quasi un messaggio dopo la dura dichiarazione dei leader del vecchio continente.
Acquistare il Paese, corteggiando i suoi 57.000 abitanti, è l’ultima delle ipotesi ventilata da Trump, che pochi giorni fa non aveva escluso l’intervento delle forze armate, ipotesi poi ridimensionata dal segretario di stato Marco Rubio che ha parlato di “acquisto”.