Due persone vicine alla Casa Bianca hanno affermato che la mancanza di interesse di Donald Trump nel sostenere Maria Corina Machado deriva dalla decisione della leader dell'opposizione venezuelana di accettare il premio Nobel per la pace, un premio che il presidente Usa ambiva. Lo scrive il Washington Post.
Sebbene Machado abbia dichiarato di dedicare il premio a Trump, accettarlo è stato un "peccato grave", ha affermato una delle persone presenti. "Se avesse rifiutato e avesse detto: 'Non posso accettarlo perché è di Donald Trump', oggi sarebbe la presidente del Venezuela", ha detto questa persona.
Dal canto suo, il ministro spagnolo degli Esteri, José Manuel Albares, ha affermato: "Non ci rassegniamo all'uso della forza e a che si imponga la legge della giungla nell'ordine internazionale". Nel commentare in un'intervista radiofonica alla Cadena Ser Albares ha aggiunto che "l'azione degli Stati Uniti in Venezuela" "è chiaramente contraria al diritto internazionale" e costituisce "un precedente pericoloso per il futuro". Un'azione esterna che "non porta stabilità ma solo caos", come ha dimostrato il precedente intervento spinto dagli Stati Uniti in Irak, ha ricordato.
"Non è il momento di abbassare le braccia e rassegnarsi. Dobbiamo riarmarci moralmente e difendere un ordine mondiale basato sulle regole", ha esortato Albares, nel ribadire che ci sono "principi di sovranità e di risoluzione pacifica fra gli Stati che devono essere rispettati".
Il capo della diplomazia spagnola ha segnalato che l'Unione europea sta lavorando "perché sia mantenuto l'ordine" e perché "non si imponga la legge del più forte e di chi usa la coercizione. Né in Venezuela, né in Ucraina, né a Gaza". Ha sostenuto che gli "sarebbe piaciuto un comunicato più duro" dell'Ue di condanna dell'azione degli Stati Uniti in Venezuela.
Secondo Albares, "qualunque soluzione per il Venezuela non deve essere imposta dall'estero e ancora meno con la forza". Madrid ha lavorato e lavora "per favorire il dialogo" e "l'unità dei venezuelani per evitare qualunque scontro civile".
Alla domanda se tema eventuali ritorsioni per la condanna dell'intervento Usa nel Paese latinoamericano, il ministro degli Esteri ha replicato: "Non temo né mi aspetto nulla. Spagna è un paese sovrano e questa è la posizione del governo spagnolo. Spero che nessuno si sorprenda che difenda il diritto internazionale, la Carta delle Nazioni Unite, il rifiuto dell'uso della forza come strumento di politica estera. Noi difendiamo la democrazia come sistema che deve reggere anche le relazioni fra Stati", ha concluso.
Dal canto suo, su X il presidente colombiano Gustavo Petro ha invitato "tutto il popolo venezuelano, colombiano e latinoamericano a scendere in piazza. La sovranità nazionale è sovranità popolare".
Petro, in una serie di post online nelle ultime ore, ha affermato che avrebbe "verificato se le parole di Trump in inglese si traducono come dice la stampa nazionale". Petro ha aggiunto che "risponderà loro una volta capito cosa significa realmente la minaccia illegittima di Trump".
Intanto, un ritorno massiccio del greggio venezuelano sotto influenza statunitense può ridurre sensibilmente il bisogno di Washington di coordinarsi con l'Arabia Saudita per la gestione dei prezzi del petrolio, indebolendo uno dei principali canali di leva politica di Riad nei confronti degli Stati Uniti. È quanto osservano analisti energetici e diplomatici, citati stamani dal quotidiano libanese L'Orient-Le Jour, secondo cui il controllo americano sulle riserve di Caracas rappresenta un potenziale fattore di riequilibrio nei rapporti di forza all'interno del mercato globale degli idrocarburi.