Estero

Al tavolo dei leader il dossier Medio Oriente, agenda capovolta

18 dicembre 2025
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I leader europei, dopo una pausa di circa mezz'ora, sono tornati al tavolo del Consiglio europeo dove è atteso il dibattito sul dossier Medio Oriente. L'agenda del vertice è stato di fatto capovolta per permettere agli sherpa, e soprattutto alla Commissione e alla delegazione belga, di trovare un compromesso sulle garanzie per l'uso degli asset russi, prima che il tema venga affrontato a livello di leader.

Dopo il dossier mediorientale i 27 avranno sul tavolo il capitolo "geoeconomia", che rischia di essere particolarmente lungo perché è in questo contesto che potrebbe emergere il delicato punto dell'accordo Ue-Mercosur. E solo dopo il summit si preparerà ad affrontare il più spinoso dei dossier, l'uso degli asset russi.

Intanto, nel Regno Unito, rischiano ormai concretamente di andare incontro a conseguenze irreparabili per la salute, fino alla morte, gli otto detenuti pro-pal del gruppo Palestine Action entrati in sciopero della fame da quasi 50 giorni per protestare contro la loro condizione processuale e carceraria, dove sono in stato di reclusione preventiva da mesi - in attesa di processo e senza alcuna condanna - a margine della contestatissima messa al bando per "terrorismo", voluta dal governo di Keir Starmer, dell'organizzazione di cui fanno parte: gruppo noto per le azioni di disobbedienza civile e per la denuncia dei legami fra Londra e Israele sullo sfondo di quanto accaduto nella Striscia di Gaza, ma i cui militanti non sono mai stati incriminati per attentati contro le persone.

A rilanciare l'allarme sulla loro sorte sono vari attivisti per i diritti umani, loro familiari e politici della sinistra pacifista britannica, sottolineando come questa protesta - sfociata nel ricovero in ospedale di alcuni dei partecipanti, concesso dalle autorità solo dopo giorni di pressioni insistenti - sia la più lunga nel Paese dai tempi del tragico "hunger strike" del 1981: quando il repubblicano nordirlandese Bobby Sands e altri suoi 9 compagni di lotta si lasciarono morire nel carcere di Maze, nel pieno del sanguinoso conflitto dei Troubles, di fronte al rifiuto dell'allora governo conservatore di Margaret Thatcher di riconoscere le loro azioni come reati politici e non comuni.

Sotto accusa questa volta è l'esecutivo laburista di Starmer, a cominciare dai ministri della Giustizia, David Lammy, e dell'Interno, Shabana Mahmood, a cui viene rinfacciata una gestione burocratica e disumana della vicenda. Segnata dal rifiuto ripetuto di rispondere ad appelli presentati da decine di deputati alla Camera dei Comuni e persino d'incontrare avvocati e parenti dei detenuti coinvolti.

"Oltre i 35 giorni di sciopero della fame, ogni giorno è considerato a rischio", ha avvertito oggi a margine d'una nuova manifestazione Ella Moulsdale, parente di una delle militanti in condizioni più gravi, la ventenne Qesser Zuhrah. "A questo ritmo e in queste condizioni, gli scioperanti sono destinati a morire", le ha fatto eco James Smith, specialista di medicina d'urgenza nel servizio sanitario pubblico britannico (Nhs), intervenendo a una conferenza stampa a Londra.