Il premier Rossen Zhelyazkov si è dimesso dopo proteste di massa per corruzione; manovra 2026 incerta e possibili elezioni anticipate
È di nuovo crisi profonda in Bulgaria, che con le dimissioni oggi del premier Rossen Zhelyazkov e del suo governo, accusati di corruzione, è tornata allo stato di incertezza e forte instabilità che hanno caratterizzato il paese negli ultimi anni. E ciò in una situazione delicata sotto l'aspetto economico, con la manovra finanziaria 2026 ancora in alto mare, e a poche settimane dall'ingresso del paese balcanico nell'Eurozona.
Le proteste di massa nei giorni scorsi in tutta la Bulgaria, in particolare quella di ieri sera a Sofia, con circa centomila persone scese in piazza contro il governo, accusato di corruzione e collusioni con ambienti mafiosi, hanno costretto il premier Zhelyazkov e il suo governo a gettare la spugna.
Zhelyazkov, esponente del partito di centrodestra Gerb, ha formato il suo esecutivo il 16 gennaio scorso in coalizione con i socialisti (Bsp) e il partito populista "C'è un popolo come questo" (Itn). Una coalizione dei grandi compromessi, costruita dietro le quinte dal leader del Gerb, Boyko Borissov, per far entrare il paese nella zona dell'euro.
Il governo non disponeva di una maggioranza in parlamento ma contava sull'appoggio incondizionato del "Movimento per diritti e libertà - Nuovo Inizio" (Dps-Nn), una delle due frazioni della minoranza turca, quella di Delian Peevski, figura centrale e controversa della politica bulgara, accusato da anni di essere il simbolo della corruzione nazionale.
Oggi in Bulgaria, alla notizia delle dimissioni, insieme a un sospiro di sollievo si è avvertita al tempo stesso la difficoltà del prossimo futuro. Secondo i sondaggi oltre il 70% dei bulgari è contro l'introduzione dell'euro, ritenuta prematura.
Da mesi gli esperti avvertono che i dati forniti dal governo a Bruxelles sulla situazione finanziaria della Bulgaria non corrispondono a quelli reali e alle condizioni richieste per poter entrare il prossimo anno nella valuta unica.
Gli incalzanti messaggi euforici nei media del governo Zhelyazkov sull'introduzione dell'euro, che farebbe prosperare i bulgari, hanno avuto l'effetto contrario. La popolazione è al limite del panico. Nei supermercati la gente si approvvigiona, spendendo gli ultimi lev bulgari (1 euro è pari a 1,95 lev) per procurarsi di tutto, dai barattoli di pomodori pelati alla carta igienica, in previsione dei forti rincari dopo il primo gennaio. Incrementi graduali dei prezzi sono in atto da mesi.
In primavera il presidente Rumen Radev aveva proposto al parlamento di indire un referendum sull'introduzione dell'euro. Richiesta respinta a priori.
Numeri alla mano, dopo le dimissioni di oggi del governo sarebbe impossibile costituire un nuovo esecutivo nell'ambito dell'attuale assemblea nazionale e quindi si dovrebbe andare alle ennesime elezioni anticipate in primavera.
Negli ultimi 15 anni in Bulgaria si sono succeduti nove governi tra regolari di breve durata e governi ad interim. L'attuale esecutivo di Zhelyazkov dovrebbe restare in carica fino alla costituzione di un nuovo esecutivo o fino allo scioglimento del parlamento e la nomina di un governo ad interim.