Estero

Trump contrattacca, "ora un'indagine su Epstein-Clinton"

14 novembre 2025
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"Il Thanksgiving? L'ho passato con Trump": lo scrisse Jeffrey Epstein in una email del 23 novembre 2017, giorno del Ringraziamento che il tycoon trascorse a Mar-Lago, smentendo così la versione del presidente di aver interrotto i rapporti con il defunto finanziere pedofilo intorno al 2004.

Travolto sempre di più dalle nuove rivelazioni del caso Epstein, nel silenzio imbarazzato di Melania, il tycoon tenta di uscire dall'angolo e lo ribalta contro i democratici, ordinando un'indagine sui rapporti del suo ex amico e sodale con l'ex presidente Bill Clinton, altri esponenti del partito e note banche d'affari. "Ora - ha annunciato su Truth - che i democratici stanno usando la bufala di Epstein, che coinvolge i democratici e non i repubblicani, per cercare di distogliere l'attenzione dal loro disastroso shutdown e da tutti gli altri loro fallimenti, chiederò alla procuratrice generale Pam Bondi e al Dipartimento di Giustizia, insieme ai nostri grandi patrioti dell'Fbi, di indagare sul coinvolgimento e sulla relazione di Jeffrey Epstein con Bill Clinton, Larry Summers, Reid Hoffman, J.P. Morgan, Chase e molte altre persone e istituzioni, per determinare cosa stava succedendo a loro e a lui". "Questa - prosegue - è un'altra 'truffa Russia, Russia, Russia', con tutte le frecce che puntano verso i Democratici. I documenti mostrano che questi uomini, e molti altri, hanno trascorso gran parte della loro vita con Epstein e sulla sua 'Isola'": un riferimento alla lussuosa villa del magnate a Little Saint James (nelle Isole Vergini Americane) dove avvenivano gli abusi sessuali del suo giro di minorenni.

"Chiedete a Bill Clinton, Reid Hoffman e Larry Summers di Epstein, loro sanno tutto di lui, non perdete tempo con Trump. Ho un Paese da governare!", aveva postato poco prima, sostenendo che il finanziere "era un democratico". Come Clinton (che viaggiò spesso sul jet "Lolita Express" di Epstein), il suo ex segretario al Tesoro Summers e il businessman Hoffman, co-fondatore di LinkedIn e grosso donatore del partito. Mentre le due banche citate erano quelle usate da Epstein, di cui avrebbero agevolato i traffici illeciti.

Il tycoon si scaglia anche contro "alcuni repubblicani deboli caduti nelle grinfie (democratiche) perché sono soft e sciocchi". È l'ennesimo pressing sul crescente numero di deputati del suo partito che appaiono intenzionati a votare la prossima settimana con i democratici a favore della misura che chiede la pubblicazione di tutti i file del Dipartimento di Giustizia relativi ad Epstein. I contatti con questi repubblicani si sono intensificati da quando lo speaker della Camera Mike Johnson ha promesso il voto per evitare di farlo sotto la costrizione di una petizione bipartisan che ha raggiunto il quorum di firme. Ma votare contro comporta il rischio di essere visti alle prossime elezioni di Midterm come protettori di pedofili. Soprattutto dalla base Maga, sempre più frustrata anche da altre politiche di Trump, dai visti per i lavoratori stranieri all'interventismo all'estero. Irrita anche il trattamento di riguardo in cella per Ghislaine Maxwell, l'ex fidanzata-complice di Epstein, col siluramento di alcuni dipendenti della prigione per aver rivelato le sue email all'avvocato nelle quali parlava della sua intenzione di chiedere la commutazione della pena e dei privilegi della sua detenzione.

Per The Donald, però, potrebbe essere in gioco la presidenza, se i file scoperchiassero fatti imbarazzanti o smontassero la sua narrativa: basta mentire al popolo americano per finire nei guai, come dimostra il caso Clinton-Lewinsky. Secondo alcuni osservatori, Trump potrebbe voler coprire anche altre figure potenti del suo network. Qualcuno si domanda perché i democratici non abbiano usato eventuali informazioni compromettenti su The Donald quando erano alla Casa Bianca e avevano accesso ai file, ma non bisogna dimenticare che la rete di Epstein era fortemente ramificata anche in quel partito, come dimostra l'ultima mossa del tycoon.

Prosegue intanto (da anni) il silenzio di Melania, che all'epoca frequentava con Donald la coppia Epstein-Maxwell: mai una parola, solo minacce di querela a chi ha scritto che fu il finanziere (e non il titolare di un'agenzia di modelle, Paolo Zampolli) a presentarla a Trump.