Estero

Trump propone dazi alla Cina e sanzioni alla Russia per fermare la guerra in Ucraina

L'ex presidente USA chiede alla Nato di fermare l'acquisto di petrolio russo e imporre dazi alla Cina per porre fine al conflitto

13 settembre 2025
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Donald Trump lancia la classica offerta impossibile da rifiutare agli alleati della Nato per piegare la Russia e portarla al tavolo della pace. Ma come sempre con Trump, è ricca d'insidie.

Il tycoon ha infatti chiesto due condizioni per la discesa in campo degli Usa sul fronte delle sanzioni a Mosca. Primo: "Fermare l'acquisto di petrolio russo". Secondo: "Imporre dazi dal 50% al 100% alla Cina, da ritirare completamente dopo la fine della guerra" in Ucraina. Se il primo diktat è più facile da esaudire (a ricevere il greggio di Mosca sono ormai solo Ungheria e Slovacchia nell'Ue, nazioni peraltro molto Maga, almeno sulla carta), il secondo appare molto più ambizioso, visti i rapporti economici profondi tra Europa e Cina.

"La Cina ha un forte controllo, e persino una presa, sulla Russia, e questi potenti dazi spezzeranno quella presa", afferma Trump in un post sul suo social Truth nella forma di lettera aperta al mondo. "Se la Nato fa come dico, la guerra finirà rapidamente! Altrimenti, state solo sprecando il mio tempo, e il tempo, l'energia e il denaro degli Stati Uniti", ammonisce.

"Sono pronto a imporre sanzioni significative contro la Russia, a patto che tutti i Paesi della Nato accettino di farlo e che tutti i Paesi della Nato smettano di acquistare petrolio dalla Russia", promette però in apertura del post. Resta da capire se Trump, quando parla di alleati Nato, include anche la Turchia, dato che Ankara, stando a dati recenti, avrebbe aumentato le importazioni di oro nero russo arrivando ai 300mila barili al giorno (il sultano Erdogan da tempo conduce una politica estera molto libera e indipendente benché faccia parte dell'Alleanza).

L'Unione Europea, sul fronte sanzioni, sta mettendo a punto il suo 19esimo pacchetto e a Bruxelles sarebbero molto lieti se Trump convincesse Viktor Orban e Robert Fico a rimuovere i vari veti che incartano l'Ue sul sostegno all'Ucraina - ad esempio i fondi per la difesa del Fondo Europeo per la Pace, bloccati da anni - come sul piano per tagliare le importazioni di gas entro il 2027. Budapest e Bratislava sostengono di non avere accesso al mare e che il petrolio e il gas russo siano "essenziali" per le loro economie. La Commissione aveva dato loro più tempo per trovare alternative, riconoscendo questi argomenti. "Ma la verità è che non le vogliono cercare", evidenzia una fonte diplomatica. "Forniture diverse costerebbero di più? Certo, ma ognuno di noi ha pagato un prezzo".

Per quanto riguarda i dazi, invece, non tardano ad arrivare i primi distinguo. "Mi pare difficile che l'Europa possa imporre dazi al 100% alla Cina e all'India", ha evidenziato il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani, intervenendo in videocollegamento con la festa nazionale dell'Udc. Tajani si è poi mostrato anche scettico sull'ipotesi di sanzioni secondarie a chi acquista energia dalla Russia, altra cosa che gli Usa chiedono con forza agli europei (alla fine dazi e sanzioni, nella mente di Trump, si equivalgono). Un portavoce della Commissione Europea, pur sottolineando che l'Ue "è pronta a collaborare con tutti i partner globali" interessati a sanzionare la Russia, ha ricordato che le misure comunitarie "non si applicano su scala extraterritoriale". Insomma, un passo avanti e due indietro, o quanto meno di lato.