Dignitari e civili drusi chiedono il ritiro delle truppe accusate di crimini e violazioni umanitarie
Nel centro di Sweida, capoluogo dell'omonima regione meridionale siriana a maggioranza drusa, si è svolto oggi un sit-in di dignitari e rappresentanti della società civile locale per chiedere il ritiro dalla città delle forze governative, accusate da più parti di gravi crimini e violazioni umanitarie dallo scorso luglio.
Sweida e i suoi dintorni sono stati teatro di sanguinosi scontri tra forze governative, ausiliari beduini e miliziani drusi, oltre a una serie di documentati massacri di civili da parte delle stesse forze fedeli al nuovo governo siriano.
Secondo l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria, dal 13 al 19 luglio scorso sono state uccise in tutto 1895 persone.
Di questi, secondo l'Ong, 670 civili drusi sono stati uccisi dai governativi e dai loro alleati beduini locali, mentre 725 sono i miliziani drusi uccisi negli scontri con i rivali governativi e beduini.
Nelle file governative e beduine si sono registrati circa 500 uccisi, per lo più negli scontri con i miliziani drusi ma si registrano anche alcune vittime cadute nei raid aerei israeliani. Israele ha agito affermando di voler "proteggere i drusi" in Siria.
Dopo i tragici eventi di luglio, il governo di Damasco ha annunciato un cessate il fuoco e un accordo con Israele per la spartizione della sicurezza nella zona sud-occidentale della Siria, inclusa la regione di Sweida. L'accordo prevedeva il ritiro dalla città delle forze governative. Ma secondo concordanti fonti locali, le forze di Damasco sono rimaste in città e hanno continuato a compiere violazioni a danno di civili e delle proprietà pubbliche e private.
Dal canto suo, il presidente siriano ad interim Ahmad Sharaa ha ammesso che alcuni errori possono esser stati compiuti dalle forze governative ma ha attribuito gran parte delle violenze a non meglio precisati "fuorilegge".